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Ipse Dixit

“Politica sorda in Sicilia e i giovani scappano”

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Un solo squillo e risponde. Sempre con la sua immutabile effervescenza. Una vivacità tutta sua. “Ciao Peppe, come stai? A cosa devo la tua chiamata?”. Replico che mi piacerebbe intervistarla. “Ho detto di no a tanti tuoi colleghi – riferisce -. Sono troppo impegnata in un progetto e non riesco. Ma per te – mi rincuora – faccio un’eccezione. Te lo meriti per il grande garbo e rispetto ultradecennali, che hai sempre nutrito nei miei confronti. Facciamoci una chiacchierata. Una delle nostre”. Lei è Silvana Grasso. Non ha bisogno alcuno di presentazioni. La conoscono anche nell’arcipelago di Tonga. Scrittrice, filologa. I suoi tanti libri (racconti, romanzi, poesia), sono stati tradotti in inglese, greco, olandese, tedesco e le sue pièce teatrali, sono state rappresentate in tutta Italia. Ed in Francia e Spagna. Colleziona riconoscimenti dal 1993 ad oggi. Proprio nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle, ha ricevuto, a Gela, il premio internazionale Auriga – Eccellenze Italiane nel Mondo e la Gorgone d’Oro. Chapeau.  Ha insegnato per anni, latino e greco,  al Liceo Classico Eschilo e nel 2007/2008, è stata assessore ai Beni Culturali di Catania, in giunta Scapagnini. Il progetto “Una cultura da Castello”, indirizzato a rivalutare il Castello Ursino, porta la sua firma. La chioma color rosso fuoco, è il suo segno distintivo. Ci diamo del tu, memore di un fatto accaduto anni fa. Da me invitata in una rubrica televisiva, la presentai dandole del lei. “No caro Peppe – sentenziò -. Ci conosciamo da tempo, e il lei con me non esiste. O continuiamo a darci del tu, anche davanti alle telecamere, oppure tolgo il disturbo”. Sic et simpliciter.  

Allora cara Silvana, di te sappiamo tutto o quasi. E sappiamo che sei un’attenta osservatrice della scena politica. Ti chiedo: sei soddisfatta dell’attuale governo regionale?

“#diventeràbellissima è stato l’hashtag del Presidente Musumeci per la sua elezione del 2017, siamo ormai agli “sgoccioli” e il Presidente pensa già da tempo a ricandidarsi e vincere. Se questo è l’obiettivo, cambi di gran corsa non solo l’hastag ma chi glielo ha consigliato. Da molteplici sondaggi, protagonisti i cittadini, l’obiettivo non è stato raggiunto e c’è poco da sperare, il quinquennio ha di fatto ormai le valige in mano. Bellissima, paesaggisticamente, climaticamente, lo era già la Sicilia, per grazia di Madre Natura, ma tutto il resto? Servizi, strutture, efficienza, manutenzione, economia, occupazione…? Aspettiamo con non poca curiosità il prossimo hashtag e speriamo che lo azzecchi! È eccezionale che un “eletto” Sindaco o Presidente di regione o di Consiglio, sia “promosso” anche da chi non lo abbia votato. Non è il nostro caso, ahi noi, oggi in Sicilia chi ha votato Musumeci è assai meno indulgente con il Presidente di chi non lo ha votato. Un’insanabile piaga siciliana è che per interesse (incarichi immeritati, cialtroni in questua permanente ed altro ancora), o per stanchezza, tanto nulla cambia mai secondo l’inveterato principio del Gattopardo, si tace e la protesta sana, rigorosa, sanguigna, anima di un popolo libero, dorme il sonno dei ghiacciai. Da più parti si tenta di camuffare l’inerzia dello status quo con il Covid che, paradossalmente, almeno lui ha gridato da solo, nel deserto della sanità siciliana, lo smantellamento di Ospedali, di Pronto Soccorso, di cui la responsabilità prima e unica è della Politica che negli ultimi 15/20 anni ha ghigliottinato non poche strutture ospedaliere, prontamente inaugurate ma mai abilitate, e Pronto soccorso, garanzia di vita in piccoli centri dove morire in assenza di un intervento immediato è “reato” politico e di coscienza. Poiché – continua – non c’è personaggio politico che non abbia la sua paginetta facebook, o più d’una, per lo più dedicate a inaugurazioni, esposizioni, selfie e simili, si potrebbe molto efficacemente, in modo semplice, non certo in burocratese, informare costantemente il cittadino comune sui lavori di Giunta – cosa si fa, chi lo fa in quali tempi con quali costi – lavori che non richiedono certo la segretezza delle società carbonare! Informare costantemente i cittadini non è un merito è un dovere, non comunicare in modo costante e semplice, senza il calcare del burocratese, è  pericolosa sottovalutazione dell’elettorato. Credo, ma non me ne preoccupo affatto,  che per taluni io sia fastidiosa, quasi molesta perché nei miei articoli, su cui sono state realizzate ottime tesi di laurea, interrogo fatti, atti, accadimenti, realtà e anamnesi  in modo che l’analisi dell’operato politico e l’eventuale collazione sia seria, sincronica e diacronica. Sono fastidiosa dunque? Sì, ma solo come può esserlo, fastidiosissimo, perché brucia tanto, un collirio indispensabile contro una dolorosa congiuntivite! Il nostro Presidente è stato ed è costantemente sotto assedio da parte di finti alleati (i socii latini) come da parte di veri alleati, mentre al momento l’opposizione langue narcotizzata dal Covid, ma il Covid ha ormai i giorni contati, bisogna dunque cercare un altro “narcotico” di pari efficacia! Siamo abituati anche a livello nazionale ad “opposizioni” che non solo non oppongono ma sostengono a spada tratta gli avversari con cui chattano freneticamente e con emoticon, dagli spalti della Camera, fino all’ultimo voto!”

Torniamo a Gela. Un anno e mezzo di sindacatura Greco. Qual è il tuo pensiero? 

“Il sindaco Greco dalla sua elezione vive più al Comune di Gela che a casa sua. Ma basta l’abnegazione a garantire il benessere d’una Città? Basta dare anima e corpo, anche a discapito della famiglia e della professione, quando la Città sia ferita a sangue? Nonostante sia stato un costante appassionato osservatore politico, non credo che Lucio Greco si aspettasse di trovare tutto quel che poi ha trovato. Debiti annosi mai estinti, grossissimi mutui di cui si riesce a pagare forse solo gli interessi, una crisi endogena di lavoro senza precedenti che si somma a quella esogena, famiglie al collasso economico e nervoso, famiglie debilitate dall’assenza di ogni spiraglio di salvezza da questa via crucis. Scuole pericolanti e pericolose, strade sbudellate, frane su cui si è intervenuti con micro interventi, per lo più emergenziali, non risolutori, sicché a ogni pioggia il costone collassa con grave rischio di vite umane. C’è una Città intera da rifare ristrutturare, riorganizzare, rimodulare, rimodellare, rivitalizzare, ricompattare e, quando i soldi in cassa sono pochissimi, non basta solo lo spirito di servizio, l’amore, l’abnegazione, la voglia pur encomiabile di farla risorgere. Furono questi i motivi seri non altro  – ribadisce –  a farmi rifiutare la candidatura a sindaco nell’ultima competizione. Sono stata, nel dire fermamente di no alla richiesta d’una mia candidatura a sindaco di Gela, molto meno emotiva di Lucio Greco ma non meno solidale. Pensavo e penso che un ottimo generale senza un esercito eccellente e strumenti adeguati perde uomini e guerra. Poiché la devastazione di Gela mi era chiarissima e poiché non ho le qualità di padre Pio, dunque non faccio miracoli, rifiutai con molta doglia e, devo dire, con molto dispiacere di tantissimi cittadini e professionisti che, stufi delle ere politiche precedenti, confidavano in me,  prontissimi a sostenermi fuori da ogni diktat  politico. C’è anche da dire che i social hanno finalmente sdoganato gli imperativi di un tempo (vota chissu, vota chiddru), oggi la base elettorale sono i social che eleggono il loro candidato senza nessuna becera campagnetta politica ma solo in considerazione dell’opinione che sui social si sono fatta dei candidati.  Stantibus sic rebus non sarei stata affatto, ove avessi accettato la competizione, danneggiata dal vivere altrove. Da anni vivo a Giarre non tanto perché ci sono nata, è una cittadina soporifera, narcotizzante, ma perché ho l’aeroporto a 20 minuti.  Io per lavoro vado spessissimo all’Estero, almeno dove oggi si può, ma a vaccinazione ultimata riprenderò la mia entusiasmante incessante “esplorazione” accademica e culturale in quei Paesi del  Mondo dove si fanno convegni d’eccellenza sulla mia opera letteraria e teatrale”. 

Mai un presidente della regione donna e mai un sindaco donna a Gela. Perché la politica non ha mai pensato a questa soluzione?

“Non credo che il genere sia mai una garanzia, maschio o femmina si nasce per caso, sono le qualità a fare la differenza, non un sesso maschile femminile o trans.  Affermando questo concetto con estremo vigore, mi sono alienata negli anni il consenso di “femministe” dell’ultim’ora che non hanno mai vissuto né rivissuto, culturalmente sociologicamente, il femminismo eppur si ostinano a pensare che  femminismo sia imporre al marito di stendere i panni, stirarli, passare l’aspirapolvere e cambiare i pannolini al pupo. Ero troppo piccola per poterlo vivere il femminismo, ma l’ho talmente studiato, interrogato, setacciato, “escusso” che alla fine ne è venuto fuori pure un interessante romanzo “La domenica vestivi di rosso” (Marsilio editore) pubblicato due anni fa, letto in moltissime scuole d’Italia da studenti che con i loro professori si sono proprio cimentati in un concorso sui primi cinquant’anni del femminismo dal 1968 in poi. Molti studenti di Gela, affiancati da docenti bravissimi sono stati premiati con mia somma soddisfazione. Studiare, approfondire, analizzare, cercare fonti dirette e indirette dei phainòmena sociali, è indispensabile prima d’aprir bocca, soprattutto su temi che hanno davvero segnato una tappa fondamentale nella Cultura della Donna e nella Società tutta, perché ogni essere umano nasce dalla madre, cresce con la madre, quindi il “femminile”, che in psicanalisi era stato tanto bene studiato e analizzato, è stato finalmente soggetto e oggetto di una ”rivoluzione” femminista,  purtroppo rimasta dolorosamente azzoppata a mezza strada. Nel Sud d’Italia – rimarca – continua infatti pervicacemente a resistere il pregiudizio che la Politica la fanno gli uomini e che le eccellenze al femminile tutt’al più possono fare una professione. Alla fine ci ritroviamo con poche donne in Politica e per lo più di scarsa qualità, sono pochissime a conoscere la Costituzione anche nei suoi princìpi basilari (striscia la notizia docet)! Quando anni fa mi fu chiesto di fare l’assessore con tre deleghe (Cultura, Beni Culturali, Politiche giovanili) al Comune di Catania, la proposta mi fu rivolta esclusivamente sulla base della mia preparazione, inconfutabile e documentata in Italia come all’estero. Non conoscevo nessuno di quella giunta, nemmeno il sindaco che la presiedeva. Avevo però tutto quel che veniva richiesto ad un tecnico: cultura, eccellenza di curriculo, personalità (citazione testuale del sindaco, il compianto Umberto Scapagnini, ndr). Volevano un tecnico, il migliore in campo, e fui scelta io. Dopo avere firmato mi fu detto che non c’era un soldo per le mie tre deleghe, ne fui felicissima. Non avrei avuto intorno a me parassiti né farabutti da cacciar via a pedate. Mi giocai tutto sulla mia capacità, innata solo un po’ acquisita, di comunicazione. Sono un animale da combattimento quanto a comunicazione e, a giudicare da cosa riuscii a fare in soli 4 mesi attivi di assessorato, fu arma vincente! Ebbi il consenso di tutta la Città, da san Giorgio a Librino, da San Cristoforo a Canalicchio, dal centro alle periferie, fui per tutti sorella da proteggere, combattente da sostenere a furor di popolo, paladina da onorare. Non ero vissuta a Catania mai, avevo solo studiato all’università, ma ruppi il “silenzio” delle Politica e ancora più, mutuo il nostro indimenticabile Andrea Camilleri, i cabbasisi di molti  farabutti che impastavano brutta infetta politica di cui sfamarsi. Comunicavo ogni giorno o quasi con tutta la Città, rinunciando ai miei linguaggi sostenuti per linguaggi immediati ed essenziali e fu vittoria.  I mass media erano sempre pronti ad accorrere e non restavano mai delusi sull’efficacia dell’evento, come quella volta, una festività, che non si poteva accedere a Castello Ursino per pretestuose questioni di straordinario. Lo aprii io il  Castello Ursino, accolsi gli ospiti e li guidai alla Mostra che avevo organizzato senza una lira, solo con le meraviglie d’arte che giacevano da secoli dimenticate impolverate nei magazzini! Si avvicinarono a me durante l’assessorato – ricorda –  giovani straordinari che davano presenza, aiuto, collaborazione, partecipazione, ma anche adulti, grandi professionisti,  che misero a servizio del mio lavoro tutte le loro energie. Non avere un soldo da spendere mi alienò i parassiti, i malfidati, mi avvicinò le anime belle che, se solo appena gli si dà ascolto, rispondono immediatamente con passione e generosità e fanno un esercito di proseliti. Mettiamoci in testa che i siciliani virtuosi, straordinari, perbene sono assai più che i cialtroni parassiti per i quali fare Politica, intrallazzando, è l’unico reddito. Tornando alla tua domanda, tappeti di porpora all’eccellenza alla serietà ai curricula veri sudati sul campo, non mai al “genere”. Tappeti di porpora a chi, da sempre, pratica l’onestà, la correttezza, l’arte d’agire virtuosamente in ogni campo, non solo professionale”.

I giovani, e non solo, hanno pochi strumenti lavorativi in Sicilia e preferiscono andare via. Come leggi quella che è divenuta una vera emorragia?

“Negli ultimi anni, da quando lasciare la Sicilia per studiare fuori, è una necessità non più una moda da figli di papà, che andavano a selfarsi a Milano, l’amore per la nostra Isola è tanto cresciuto nei giovani, ed è immenso, genuino, ricco di coloriture, le radici, il mito, i sapori, i colori, la bellezza che la Sicilia partorisce ogni giorno senza sforzo alcuno – e da cui si potrebbe fare grandissima economia se solo non si temessero i cervelli “molesti”-  i tramonti insanguati, l’odore di gelsomino in ogni stagione, il mare che canta come un menestrello innamorato, lo scirocco che pazzìa, la luna che svena in mare nel solfeggio dell’onda. Per questo e tanto altro, la Sicilia è un diritto inalienabile sacrosanto per chi, nato in Sicilia, vuole restarci non a mendicare un concorso che non si farà mai  o un’assunzione secondo occulti criteri che non premiano il merito. La Politica, oggi Musumeci domani il nuovo Presidente, hanno il dovere di garantire il diritto dei giovani a impegnare nella loro terra natìa energie, passione, studi, entusiasmo. Menti eccellenti,  straordinarie, snobbate in Sicilia, vanno a ruba in Paesi del Mondo dove vengono onorati, coltivati, premiati in ogni campo, dalla medicina alla ricerca, all’economia all’Arte, mentre la loro Terra madre diventa sempre più orfana dei suoi figli migliori. Non so se i giovani e il loro diritto a vivere in Sicilia facciano parte dei tanti programmi elettorali degli aspiranti Presidenti, l’esodo impressionante, dati alla mano, dimostra che nella realtà i nostri giovani vanno via, obtorto collo, ad arricchire altri Paesi perché in Sicilia non si può restare per chi non voglia pietire il reddito di cittadinanza”

La domanda è diretta, immediata. Se ti chiamassero dal Comune di Gela, per una consulenza o per offrirti una mansione legata al tuo curriculum, accetteresti?

Spesso ricevo offerte di consulenze da parte di Regioni, Comuni, Enti vari o seminari alle università ovunque. Lasciando da parte Gela, su cui è stata formulata la domanda, questo è il mio modus operandi: valuto con attenzione  e se l’incarico è nelle mie corde, spesso lo è, lo accetto e lo porto a buon fine sempre con ottimi risultati. Se invece ritengo di non potere dare il meglio, rifiuto. Faccio un esempio recente: pochi mesi fa mi è stato proposto, molto lautamente retribuito, di entrare nel consiglio di Amministrazione di un Ente in cui, nella fattispecie, avrei potuto spendere solo la mia onestà, la mia vigilanza, non certo competenze, le mie non erano idonee, e rifiutai! Non mi è congeniale far numero perché mi porto appresso il tatuaggio  dell’onestà, per cui un consiglio d’amministrazione si onora d’avermi, portarvi solo le mie credenziali d’integrità mi sembrava e mi sembra troppo poco. Devo sentirmi idonea agli argomenti non inadeguata. Quanti avrebbero rifiutato? Ecco il mio hastag!”

Non sapremo mai in quanti avrebbero rifiutato, cara Silvana. Ognuno risponde delle proprie azioni. E della propria moralità. Comunque, accennavi di un importante progetto in futuro…

“Per adesso non intendo parlarne. Vi terrò informati quando sarà il momento. La nostra è stata una piacevole chiacchierata affettuosa di natura sociale civico-politica, senza acrimonia alcuna, sui nostri balordi tempi”.

Conoscendola, Silvana Grasso ci stupirà anche nei prossimi mesi. Il vulcano di idee è sempre in eruzione…

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Salvo La Rosa, “Sicilia da promuovere. Un consiglio ai giovani? Studiate e credete in voi stessi”

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Disquisire con Salvo La Rosa, è interessante. Per molteplici motivi: è un attento osservatore, un veterano dell’intrattenimento televisivo (e non solo), un giornalista preparato ma soprattutto è una persona perbene. Disponibile al dialogo, riflette prima di rispondere. Agisce di testa. E col cuore. Non si fa travolgere dagli episodi. Pacato come sempre, anche quando si parla di politica.

Allora caro Salvo, domenica scorsa ha trionfato il Centro Destra con numeri importanti. Ti aspettavi l’exploit di Giorgia Meloni?

“Era prevedibile. I sondaggi parlavano chiaro e sono stati ampiamente rispettati. Avremo per la prima volta nella storia della Repubblica, una donna come Presidente del Consiglio dei Ministri. Compito arduo. Il Centro Sinistra? Spaccato in ogni direzione!”

Anche alla Regione ci sarà un governo di Centro Destra con Renato Schifani presidente. Se potessi, quale suggerimento daresti al nuovo governatore?

“Di passare ai fatti, subito. Il tempo delle parole è finito da un pezzo. La nostra cara terra presenta innumerevoli problemi che bisogna assolutamente risolvere. E i politici sanno dove bisogna intervenire. Mi riferisco alla viabilità: strade e autostrade difficilmente percorribili e ferrovie abbandonate al loro destino. Non è accettabile che per raggiungere Palermo da Catania, il treno impieghi tre ore! Particolare attenzione dovrà essere dedicata al lavoro, alla sicurezza e a debellare la cancrena della mafia. Quest’estate abbiamo avuto il record di presenze di turisti in Sicilia. Ecco, bisogna puntare anche su questo settore. Chi arriva da noi, deve stare bene. E deve ritornare”.

Sicilia bella ed incantevole che però non riesce a decollare…

“Rimarco quanto ho appena detto: le gestioni politiche sono state sbagliate in tutti questi anni, troppi ritardi e troppe lungaggini. In ogni ambito. La nostra terra ha tutto: mare, sole, cultura, montagna, archeologia. Una terra straordinaria, una delle bellezze italiane che deve essere solo promossa in ogni dove ma con fatti concreti”.

In effetti sono i fatti che dimostrano, le parole illudono…

Il trend è negativo, caro Salvo: troppi giovani lasciano la Sicilia per emergere. Un’emorragia continua

“E’ la cruda e dura verità. Bisogna creare occasioni di sviluppo, intercettare le risorse. Si parla tanto del Pnrr. Ecco, in modo corretto, occorrerà spendere al meglio quei soldi per garantire un futuro ai giovani. Anche io personalmente testimonio la prova provata di quello che succede in Sicilia. I miei due figli, Gianluca di 31 anni e Giuliano di 29, hanno dovuto lasciare la propria terra d’origine per cercare un lavoro. Gianluca, dopo avere frequentato la scuola del cinema a Cinecittà, è un assistente alla regia e – sono contentissimo – sta ottenendo ottimi risultati; Giuliano ha conseguito la laurea in Economia e Finanza e attualmente lavora a Berlino”.

Parliamo della tua attività di “bravo presentatore”, così come la definirebbe Nino Frassica. Con chi avresti voluto lavorare in tutti questi anni e perché?

“Ho avuto l’onore e il piacere di lavorare con grandi artisti, in primis con Pippo Baudo. Mi lega a lui una profonda e sana amicizia. Ci sentiamo spesso e volentieri e dispensa tanti consigli. Sono il suo allievo. Non dimenticherò mai quando mi lanciò al festival di Sanremo. Nel 2002 e nel 2003 ho condotto su Rai1 i collegamenti con le giurie. Un’esperienza unica…”

Hai glissato la domanda? Con chi ti sarebbe piaciuto lavorare?

“Ci sarei arrivato (ride). Uno su tutti, il compianto Piero Angela. Un uomo semplice, un divulgatore scientifico eccezionale che arrivava al cuore della gente. Anche suo figlio non è da meno. Mi sarei divertito come un pazzo se avessi lavorato con Mike Bongiorno e con Renzo Arbore. Quest’ultimo ha rivoluzionato il modo di fare televisione. Il migliore in assoluto”.

Hai conosciuto numerosi artisti, presumo che con tanti di loro hai pure instaurato un rapporto amicale. E’ così?

“Assolutamente si. C’è profonda stima e rispetto con tutti. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma mi piace sottolineare il grande rapporto di amicizia che ho con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, con Gigi D’Alessio (un fenomeno umano), con il mio fraterno amico Mario Biondi e con lo strepitoso Gianni Morandi. Oltre alla professione, c’è quella parte umana che prende il sopravvento. Con Enrico Guarneri “Litterio” c’è un feeling che dura da un quarto di secolo. Siamo una coppia da palcoscenico che si è sempre ritrovata, al di là di ogni copione. C’è un appuntamento a cui siete tutti invitati: il prossimo anno spegnerò 60 candeline, Enrico compirà 70 anni e insieme taglieremo il nastro dei 25 anni…”

Parlando di tv, chi avresti voluto ospitare nei tuoi programmi e non sei riuscito nel tuo intento?

“Sinceramente quelli che ho voluto fossero presenti in trasmissione, ci sono stati. Ho condotto oltre 2600 puntate in 21 anni di “Insieme”, dal 1994 al 2015. Se non è un record, poco ci manca.”

E la soddisfazione più grande?

“Quella che io definisco la puntata della vita. Per la scomparsa di Giovanni Paolo II (2 aprile 2005), ho chiesto a tutti i comici che avevano calcato il parterre di Insieme di lasciare perdere, in quell’occasione funesta, il proprio repertorio e di declamare alcune poesie e lettere scritte dal Papa. Il tutto accompagnato dalle melodie di un’orchestra di 8 elementi diretta da Peppe Arezzo. La trasmissione, che andò in onda tre giorni dopo la scomparsa del Pontefice, ebbe un successo senza precedenti, perché tutti noi siamo stati ammaliati dalla bontà del Papa polacco e dalla sua immensa generosità. E seguendo proprio il suo pensiero, la produzione di Insieme decise di realizzare un dvd di quella puntata che fu poi venduto in allegato al quotidiano “La Sicilia”. Il ricavato fu devoluto in beneficenza alla Caritas per la realizzazione di due case di accoglienza nel Catanese. Nel nostro piccolo, riuscimmo a regalare un sorriso a chi soffre. Si, a distanza di anni continuo a definirla la puntata della vita”.

L’ultimo libro che hai letto?

“Sto leggendo, su suggerimento di mia moglie Daniela, “I leoni di Sicilia, la saga dei Florio” di Stefania Auci”.

Favorevole alla realizzazione del ponte sullo stretto?

“Purché si sistemi, sul serio, l’asse viario in Sicilia”.

C’è chi fa un uso distorto dei vari social, Facebook su tutti. Dati alla mano, è risaputo che alcuni cronisti (o presunti tali) si fidano ciecamente di quello che trovano e ripubblicano senza accertarsi. Definirlo abominevole è poco

“D’accordo con te. Un vero cronista deve scovare la verità e documentarsi prima di scrivere. I social non rappresentano un giornale. Tante sono infatti le fake news che circolano in giro. La finalità dei social è un’altra. Curati e costantemente aggiornati, sono utili per tutti. Ma con estrema moderazione”.

Parecchie volte sei stato a Gela. Cosa ti ha colpito in particolar modo?

“Sono sempre stato accolto benissimo dai tuoi concittadini. Mi vogliono un gran bene e io a loro. E’ una città che potrebbe vivere di luce riflessa per la posizione geografica che occupa. Anche in questo caso, così come accade per altre realtà, bisogna intervenire per renderla a misura d’uomo. Cosa non mi piace? L’abusivismo edilizio dilagante che ho visto in alcune zone. Quei palazzoni grezzi sono un colpo al cuore…”

Che genere musicale ti piace ascoltare?

“Ascolto tutto, soprattutto per il lavoro che svolgo. Amo principalmente il soul jazz, il rhytm and blues, la musica italiana e la classica”

Hai un gruppo o un cantante che segui con interesse?

“No, ma mi emoziono quando ascolto Claudio Baglioni e Stevie Wonder”

Contento del nuovo Catania?

“Due partite, due vittorie. Non c’è male. Il rischio di non vedere più giocare la squadra rossazzurra era molto concreto, dopo il fallimento della matricola. Poi, fortunatamente, è arrivato Ross Pelligra. Molto simpatico e con idee e progetti importanti”.

Attualmente ricopri il ruolo di direttore artistico del gruppo editoriale Ses. Cosa consigli ai giovani che vogliono affacciarsi al mondo dell’intrattenimento televisivo e radiofonico?

“Bisogna guardare al proprio interno, studiare sodo e fare emergere le proprie qualità. Quello che faccio è un lavoro bellissimo che mi regala tante soddisfazioni e che – mi auguro – possa regalarne anche agli altri. Se si impegneranno, così come ho fatto io”.

Il tuo sogno nel cassetto?

“Diventare nonno e dedicare il mio affetto incondizionato ai nipoti. Sarebbe bellissimo”.

Al precedente aggettivo qualificativo, ne aggiungiamo un altro, tanto caro a Salvo: straordinario.

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Ipse Dixit

“Il lettore ha sete di verità”. Barbara Serra si racconta

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Un passato alla “Bbc” nel programma “Today” e l’esperienza di reporter per “Bbc London News” prima di essere assunta da “Sky News” per cui redige numerosi servizi di cronaca internazionale, tra cui ricordiamo, tra gli altri,  la corrispondenza da Roma per i funerali di Papa Giovanni Paolo II e il racconto sulla causa giudiziaria che ha visto come protagonista Michael Jackson. Un assaggio per il successivo exploit per il canale “Al Jazeera” per cui ha condotto tantissime inchieste a Washington, in Israele, dalla Striscia di Gaza e in Cisgiordania. In Terra Santa, è stata accreditata a seguire il viaggio apostolico di  Papa Benedetto XVI. Diverse le apparizioni in Rai. Custode di bravura, eleganza e bellezza, senza artificio alcuno, Barbara Serra si apre al nostro giornale con entusiasmo. Parla quattro lingue: italiano, danese, inglese e francese. Ha studiato relazioni internazionali alla London School of Economics e ha fatto incetta di premi e riconoscimenti per i suoi lavori, tra cui l’Amalfi Coast Media Award. Nelle sue vene, scorre sangue gelese. Sua madre, Luisa Rosso, è nata e ha vissuto nella città del golfo fino all’età di 26 anni. Il padre, Giorgio Piga Serra (sardo di Decimomannu) lavorava allo stabilimento Eni. Nel 1973, il trasferimento a Milano. 

“Nel capoluogo lombardo – dice Barbara – siamo nate io e le mie sorelle. Abbiamo vissuto molti anni a Copenaghen ma mamma parlava spesso della sua gioventù trascorsa a Gela. Deve essere stato strano per lei passare dal sole e dalla luce della Sicilia al freddo e al grigiore del Nord Europa. Mamma ci ha lasciati nel 2018. Io e le mie sorelle passiamo ‘a trovarla’ almeno una volta l’anno al cimitero gelese”. 

Cosa ti hanno trasmesso i tuoi genitori?

“L’Italianità. Vivo all’estero da quando avevo 8 anni. Sarebbe stato facile perdere le mie radici, non solo italiane, ma anche specificatamente siciliane e sarde. I mie genitori hanno fatto si che questo non succedesse. Dall’imporsi che a casa si parlasse solo italiano a tavola (con le mie sorelle di solito parlo inglese) al tornare spesso alle isole. Vivere all’estero e conoscere altre realtà può essere un grande vantaggio, ma non dovrebbe mai nuocere alle proprie radici”.

Che ricordi hai?

“Mamma mi portava al Club Nautico da bambina, e ho delle foto degli anni ‘70 con lei che mi tiene in braccio sul bordo della piscina. Poi da adolescente mi ricordo i primi amichetti e le feste sempre al Club Nautico, le mie prime avventure in una pista da ballo! Serate magiche che mi sono rimaste impresse, il caldo e il rumore del mare così inusuali per me che passavo gli inverni in Scandinavia. Ma oltre al calore della temperatura, mi ricordo il calore della gente, il senso di comunità, il fatto che tutti si conoscessero. Mamma parlava della ‘comitiva’ della sua gioventù. Io vivo in una grande metropoli e non ti nego che a volte l’anonimato può far piacere. Ma ho sempre invidiato chi vive realtà più a portata d’uomo. Finisci col conoscere più gente. E sicuramente con amici più veri”.

Perché hai deciso di intraprendere la carriera giornalistica?

“Mi ha sempre affascinato la Tv, andare in diretta, condividere informazioni. Poi con gli anni, la passione è cambiata verso il voler mostrare parti del mondo o punti di vista non molto conosciuti. Faccio la giornalista radio/televisiva dal 1999 e cinque mesi fa mi sono dimessa da “Al Jazeera”. Voglio fare produzioni di approfondimento più che cronaca giornaliera. Documentari, podcast e tanta scrittura”. 

Il tuo mantra non fa una piega: bisogna sempre rispettare il lettore perché ha sete di verità… 

“Si. Direi però di stare attenti. ‘Verità’ non vuole dire come la penso io” 

L’Italia in tema di libertà di stampa occupa il 58′ posto secondo la classifica di 180 paesi nel mondo,  redatta da Words Press Freedom Index. Prima di noi ci sono addirittura il Gambia e il Suriname. Come leggi questo dato? 

“In Italia si è liberi di fare giornalismo ed esprimere opinioni contro il governo, cosa che in altre parti del mondo sarebbe considerato un crimine. Il problema in Italia è che c’è un legame spesso diretto fra politica e giornalismo, come ad esempio Mediaset. Nel Regno Unito sarebbe visto come un ovvio conflitto di interessi. In più ci sono giornalisti italiani che vivono sotto scorta per aver scritto di crimine organizzato o neofascismo e questo è imperdonabile in un paese occidentale come il nostro”.

Alcuni giornalisti hanno ammesso di autocensurarsi perché cedono alla linea editoriale della propria testata o per evitare denunce per diffamazione e altre forme di azione legale o per paura di rappresaglie. Così facendo, però,  non si offre un buon servizio all’utenza. Non credi? 

“Domanda complessa con vari temi. La miglior difesa contro una denuncia di diffamazione è aver detto la verità. Quasi ogni testata al mondo ha una chiara linea editoriale (le eccezioni sono testate di servizio pubblico come la BBC), e non c’è niente di male in questo. Ogni giornalista poi deve rispondere personalmente di quello che scrive/dice, al pubblico e a se stesso”. 

Ai giovani che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo, cosa consigli? “Leggete, leggete, leggete. Guardatevi attorno, sia per cercare storie di cronaca, ma anche per capire come sta cambiando la nostra professione. Tutto il giornalismo è, alla fine, giornalismo locale perciò, se potete, iniziate li ma siate pronti a trasferirvi”. 

Vivi e lavori a Londra da parecchio tempo. Quali sono le differenze tra la cultura inglese e quella italiana?

“Vivo nel Nord Europa da quasi 40 anni. Loro sono più freddi e pragmatici e sicuramente più individualisti. Noi più aperti e forse direi più ‘umani’. Gli inglesi comunque hanno una grande e complessa storia e sono particolarmente eccentrici. Noi siamo molto più conformisti. Non esiste una traduzione inglese diretta per fare bella/brutta figura. Fregarsene un pò di quello che pensano gli altri è sicuramente una delle cose che preferisco del vivere a Londra”.

E tra quella occidentale e araba?

“Cosa intendi per Occidente? La Sicilia? La Finlandia? Il Texas? E il mondo arabo include il Libano, paese culturalmente simile a noi e l’Arabia Saudita, che sicuramente non lo è.  Da un punto di vista siciliano/italiano, gli arabi hanno i nostri stessi pregi e stessi difetti. Pregi: senso di comunità, valore della famiglia, calore, forti amicizie. Difetti: corruzione, nepotismo, poca fiducia nelle istituzioni. Essere Italiana, e se vogliamo essere anche stata esposta alla Sicilia fin da piccola, mi ha aiutata enormemente a capire le dinamiche del Medio Oriente”. 

In ambito lavorativo, per tanti italiani Londra rappresenta l’Eldorado, la terra promessa. E’ proprio così? 

“Certo che no, ma le opportunità ci sono. Però c’è anche una concezione diversa della meritocrazia, che nella cultura anglosassone è completamente legata alla competizione e ambizione. La cultura inglese è simile a quella americana in questo. Gli insegnano come competere fin da piccoli. E la competizione non deve per forza essere ‘spietata’ come spesso viene definita da noi, ma anche sana, ed è solo cosi che si arriva alla meritocrazia, che non è solo un caso di  premiare i bravi. Può sicuramente anche avere un lato scuro.

Comunque la Brexit ha reso tutto più difficile. Un consiglio? Non mettetevi sull’aereo se non parlate almeno un inglese basilare”.

Quando si parla di “Al Jazeera”, nell’immaginario collettivo si pensa subito a scene di guerra e devastazione. Qualcuno potrebbe dire che hai lavorato dalla parte del nemico…

“Beh, lo hanno sicuramente detto in molti, soprattutto all’inizio. Lavorare ad “Al Jazeera” non è stato facile. La gente si scorda come fosse il mondo nel 2006, quando sono passata all’allora nuovo canale all-news di Al Jazeera in inglese. Tre anni dopo l’inizio della guerra in Iraq, stava diventando ovvio che fosse un disastro. Ma il terrorismo di matrice islamista, che comunque ha sempre ucciso molti più musulmani arabi che non occidentali, stava colpendo le capitali europee. Mi ricordo che molti dicevano ‘Voi rappresentate la parte araba’ ma è ingenuo credere che ci sia un pensiero unico arabo e/o musulmano, come non c’è un pensiero unico occidentale. Dividere il mondo a metà è fuorviante. Quello che “Al Jazeera” ha sempre fatto è mostrare le complessità del mondo arabo e musulmano. Visti i risultati delle guerre in Afghanistan e Iraq, è ovvio che l’Occidente non ne aveva capito molto”.

Ti aspettavi il conflitto bellico Russia -Ucraina?

“Non che esplodesse così velocemente o che Putin fosse così intransigente. Anche se avevo fatto decine di interviste ad “Al Jazeera” con esperti che lanciavano l’allarme. Il senso di falso ottimismo, di sperare che il peggio non succeda, è forte”.

Tra poco si voterà in Italia. Domanda diretta: chi salirà al governo?

“Mi sto preparando giornalisticamente per un governo di destra con Giorgia Meloni premier”.

Cosa dicono all’estero di noi siciliani?

“Lo stereotipo della mafia è ancora li. Ma c’é anche molto altro. È vista come un crocevia del mondo. Parlo spesso della Sicilia con i miei colleghi e amici arabi. Nel mondo arabo io spesso vedo molto della Sicilia e loro vedono molto del mondo arabo nella nostra terra. E questo è un vantaggio per tutte e due le sponde del Mediterraneo”.

Rimane solo un sogno immaginare la Sicilia senza mafia e corruzione?

“Tanti anni fa, un collega giornalista arabo mi disse “Se vuoi avere ragione in qualsiasi dibattito sul futuro del mondo arabo, sii pessimista.” Ma essere pessimisti è facile. Più difficile, ma essenziale, è sperare e lavorare per una realtà migliore”. 

Ritornerai a trovarci a Gela?

“Sono tornata questa estate, a luglio. Vengo per una settimana con mio figlio e le mie sorelle, per visitare la tomba di mia madre e passare un pò di tempo con nostra zia Lina e le nostre cugine. Spero di tornare ogni estate”.

Cosa ti piace della nostra città?

“Il lungomare è bellissimo. Mi piace anche passeggiare per il corso principale, curiosare e fare shopping. E, ovviamente, mangiare la granita e la brioche ogni mattina”. 

Raccontaci la tua partecipazione a Miss Italia 1996…

“È passato tanto tempo e lo trovo irrilevante. Ma mi ricordo che anche da ‘straniera’ di soli 21 anni, avevo capito subito che non si trattava di un concorso di bellezza ma di un provino per tutte le soubrette che poi avrebbero decorato gli schermi della nostra TV. Per mia grande fortuna mi hanno scartata subito”.

Un giorno, quale sarebbe la prima notizia che vorresti dare in apertura del tg?

“La creazione di uno stato palestinese autonomo”.

Il tuo sogno nel cassetto?

“Mia madre mi mandava sempre un regalino per l’onomastico, Santa Barbara, ogni 4 dicembre. Piccole cosine, un paio di orecchini di bigiotteria o qualcosa per i capelli, e sempre con un cartoncino di auguri. L’onomastico non è celebrato nei paesi protestanti, perciò era una cosa vista come inusuale, una tradizione fra me e mia madre. Due mesi prima della sua scomparsa il pacchetto che mi aveva mandato da Milano andò perso fra i servizi postali italiani e britannici. Al tempo non ci ho pensato troppo. Ma ora, il mio sogno nel cassetto sarebbe che il servizio postale trovasse, per magia, il pacchetto disperso con l’ultimo regalo e cartoncino da parte di mia madre. Ho letto storie di lettere spedite da soldati durante la seconda guerra mondiale arrivate a destinazione decenni dopo, perciò tutto è possibile, no?”

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Ipse Dixit

Il maestro Iudice: “L’arte potrebbe dare molto a Gela. Greco si ricandida? Ci vuole coraggio!”

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Succede a volte che una canzone sembra che parli alla testa e invece tocca il cuore. La citazione del compianto Franco Battiato, rappresenta il paradigma assoluto per definire le opere del pittore gelese Giovanni Iudice. Perché la sua è una pittura figurativa contemporanea, sempre al passo coi tempi. Una pittura che arriva dritta al cuore, appunto. Un artista sempre sul pezzo. Le sue opere hanno attirato l’attenzione nelle più importanti e prestigiose mostre italiane: da Spoleto a Salemi, da Milano a Palermo e a Bologna, dal Castello Ursino di Catania all’ex Tonnara di Favignana.

“Lavoro oramai da trent’anni e la mia è stata una dura gavetta. Ero un infermiere ma decisi di lasciare il camice per dedicarmi ed occuparmi definitivamente della mia passione. Ho sempre fatto ciò che ha provocato in me forte curiosità, disegnavo e dipingevo sin da ragazzino ma poi ho girato molto gli ambienti dell’arte in tutta Italia e in parte nel nord Europa. La mia arte però prende forma attraverso un legame che mi ha sempre visto interessato ai luoghi della mia infanzia, dove nel presente ne rievoco le mie malinconie. Adesso sto sempre più incentrandomi sull’idea di antropocene, del rapporto tra uomo e natura”.

Tralasciamo l’epoca geologica definita dal premio Nobel olandese Paul Crutzen in cui l’ecosistema è stato trasformato dalle attività umane e dedichiamoci al rapporto tra uomo e istituzioni.Non hai mai lesinato critiche a chi amministra la cosa pubblica a Gela. Qualcuno ti ha pure definito un attivista pernicioso. Cosa c’è che non ti piace dell’amministrazione Greco?

“Chiarisco: non amo il mestiere dell’opinionista o dell’attivista pernicioso come mi definiscono. Se fosse un mestiere avrebbe invaso il campo dell’ipocrisia perché ne ruoterebbe professionalmente. Io amo la schiettezza ma rispetto le persone per come sono. Amo la mia città come te e tanti che ne vorrebbero un radicale cambiamento, un’inversione di tendenza insomma. Mi appassiona molto l’idea civile di impegno, cioè, quella di contribuire per una comunità di voci, al di là dei luoghi comuni della cronaca, che contribuiscano a dire la propria e nella storia delle comunità civili, l’arte e il pensiero creativo potrebbero dare molto, soprattutto se competente. E qui, non lo dico con spocchia, nè con il solito qualunquismo, perché credo ad una visione di crescita dove ve ne fosse bisogno e la nostra città ne ha bisogno, soprattutto del terziario e della cultura in cui può pure nascere un’economia interna. Ciò mi stimola molto, anche per un mio parametro di misura delle cose, in quanto mi fa studiare l’uomo ma anche ciò che mi ritorna nell’azione e, credimi, a Gela si è toccato il minimo storico, sotto ogni punto di vista. Lo dice uno che ha rifiutato ben due incarichi che mi sono stati offerti dal Sindaco Greco e non ho nessuna faziosità nè interessi a dirlo, ciò dovrebbe bastare a dare di me un’idea di come concepisco l’interagire con una comunità. In parole povere, quello che non profitta delle opportunità come fanno tanti in cerca di incarichi per il facile approccio alla politica, quella perversa. Sono convinto che alle parole occorre far seguire le azioni, ma oggi è un ostico preambolo. Dell’Amministrazione Greco dunque, non mi piace nulla. In questi anni, come dicevo, ho avuto incontri interpersonali con il primo cittadino, ho cercato di spiegare cosa sarebbe occorso per iniziare una nuova stagione culturale della città, un progetto pilota per invertire la rotta insomma, modelli di iniziative per grandi mostre che avrebbero richiamato l’economia e l’interesse di tutta la Sicilia.  Il Sindaco, che inizialmente si era mostrato interessato con una stretta di mano tra uomini seri, è svanito nel nulla creando incresciosi incidenti diplomatici con importanti personaggi del mondo della Cultura che ho invitato a Gela su sua sollecitazione. Stiamo parlando di una Società di Grandi Eventi (la Contemplazioni di Lucca) che smuove economie locali e di Aldo Premoli, intellettuale milanese, titolare di una cattedra all’Accademia di Brera e docente di moda contemporanea. Ebbene, mi dispiace pure dirlo, ma il nostro Sindaco è mancato agli appuntamenti successivi senza comunicazioni e giustificazioni. Tutto ciò lede alla buona immagine della nostra città. Un primo cittadino non può comportarsi cosi. Degli assessori? Asserviti e passivi politicanti”.

Le tue non sono parole al miele ma con la vecchia giunta eri stato più morbido perché politicamente più vicino a Messinese…

“Tutt’altro, stessa idea con quella attuale. Ne più né meno. Ero pure andato ai tavoli di confronto con Messinese da persona sdegnata, perché ho sempre pensato che la Cultura fosse al di sopra di ogni mera questione politica. Però, Messinese non ascoltava. Credo tutto sommato, che si tratti sempre dell’ingenuo che occupa il posto sbagliato, quello della poltrona che non gli appartiene, da ciò ne diviene solo alienazione e megalomania. Un sindaco saggi dovrebbe ascoltare le competenze, quelle che valgono…”

 Messinese prima e Greco adesso, cosa hanno fatto realmente per Gela al fine di garantire quella che in altri contesti si chiama semplicemente normalità?

“Un bel niente, tutto il contrario di tutto”.

Quando si parla di Gela è sempre la stessa solfa: mancanza d’acqua e rifiuti sparsi ovunque. E’ solo colpa della politica?

“La colpa è principalmente della politica, anche se qualcuno direbbe “di tutti ma per gradi”, ed ovvio che il grado maggiore riguarda quelli che definisco i lor signori, quelli delle influenze sottobanco, del sottaciuto manifesto d’affari, tra politica e imprese, tra lucro e interessi privati di soggetti che si nascondono nel perbenismo, per esempio dei club service: Gela ne è meridionalmente succube. Le società che danno servizio a Gela, mancano ai loro precisi doveri. Faccio un esempio pratico: sull’appalto dei rifiuti, la Tekra, anni fa ad Acireale, fu multata da un assessore al ramo attento, il quale faceva gli interessi dell’ente appaltante, cioè il Comune. Una multa di quasi 900mila euro. Diversamente, a Gela, la società dei servizi rifiuti è sempre sembrata il partito del Sindaco di turno, soprattutto nel periodo Messinese, perché assistetti a due volti dello stesso sindaco, inizialmente denunciante, successivamente accondiscendente … Se ne avessi i poteri, scioglierei i contratti e le proroghe sia a Tekra che a Caltaqua e senza preclusione.”

In tanti invocano l’arrivo di turisti a Gela. Ma in tutta sincerità, oltre alle problematiche sollevate prima, siamo pronti ad ospitarli?

“Non credo, c’è molto da lavorare seppur la via d’uscita è la vocazione cultuale. Ciò deriva da una reale analisi del momento economico della città. Dopo la crisi industriale, rimane un discreto commercio e lo statalismo. Le campagne sono aride e inquinate e i mari sempre più compromessi. Rimangono altri beni sostenibili, monumenti, storia e paesaggio che, ad oggi, sembrano in parte resistere. Però attenti agli improvvisati promotori culturali, di dilettanti ve ne sono in ogni città, occorre chiamare in causa professionisti del settore e creativi di livello, ma a ciò non si è pronti per retaggio culturale perché il politico di turno fin qui, ha mostrato clientelismo, cioè sistemare chi gli ha retto campagna elettorale o peggio, qualche raccomandato da lobbies. Così non si va avanti. D’altronde, lo vediamo nello statalismo dalle facili carriere nel senso più vasto”. 

Adesso c’è la mostra “Ulisse in Sicilia” a Bosco Littorio. Una vetrina importantissima. Possiamo definirla per Gela una vera e propria occasione di rilancio?

“Certamente per Gela è un significativo inizio di inversione di tendenza. La differenza sui destini, la fa sempre la buona gestione, e al di là della buona volontà di Musumeci, rispetto a quanto Crocetta non ha fatto per la sua città, non mi fido della Soprintendenza di Caltanissetta, non per pregiudizi bensì per avere dimostrato incuranza per il nostro territorio e i nostri politici a guardare… Qui scriverei un libro e lo farei da ignaro di archeologia. Lo scriverei perché ho assistito a gravi incongruenze rispetto al rientro di reperti archeologici che appartengono al nostro museo, indebitamente sottratti dal museo archeologico nisseno e il Vallone non ha la stessa storia che abbiamo noi. Lo dico, non per campanilismo nè fanatismo ad oltranza. Al contrario, sono testimone di fanatici locali impegnarsi nella cultura (si fa per dire), con il vezzo del servilismo ai poteri forti, con l’aggravante della longa manus di menti raffinate tra clero e industria…”

Cosa provi quando vedi il porto di Gela rimasto all’età della pietra mentre a Marina di Ragusa e a Licata, sono state realizzate due infrastrutture d’eccellenza?

“Repetita iuvant: anche qui, stesso vezzo. Credo che questa città, che per me è fatta di onesti lavoratori e di disonesti approfittatori, abbia bisogno di un rinnovo della classe dirigente, ma soprattutto, di eleggere un Sindaco di elevata caratura, un giovane intelligente che conosca come minimo la storia del paese e quella dell’arte”.

Gira e rigira, c’è sempre la politica in ogni contesto. Tra un anno si ritorna a votare anche a Gela. Un pensierino lo stai facendo pure tu a candidarti a sindaco?

“Candidarmi a Sindaco? No assolutamente, seppur saprei cosa e dove mettere le mani. Ma ovviamente conta la squadra credibile e incorruttibile e credo sia davvero difficile. Personalmente, aspirerei ad un ipotetico assessorato alla cultura ma con fondi di bilancio straordinari per il rilancio della nostra immagine purtroppo indebitata da tante cose. Però essere di giunta vuol dire decidere con il Sindaco, scelte radicali, ma oggi è difficile inquadrare una figura appropriata. Mi piacerebbe però, una donna come Sindaco, mai accaduto da noi.  Si tratta di un mio ideale di visione futura, ma poi dobbiamo fare i conti con la realtà…credo in definitiva che il nostro futuro a Gela sia stato oramai compromesso…”

Non è escluso che Lucio Greco si ricandidi… 

“Ci vuole coraggio!” 

Sono numerose le battaglie avviate dai cittadini per garantire la sanità a Gela ma l’ospedale Vittorio Emanuele, perde sempre più reparti. Come leggi quanto accade?

“Personalmente, ho di questa città l’idea di una specie di lottizzazione sistematica della politica in vari settori, una politica scadente perché di scadente vi sono le persone che la compongono, culturalmente zero, ma ben organizzate, un sistema imperante che controlla le carriere, e il possibile rilancio e ottimizzazione dell’attuale produttività. Una specie di mentalità statalista ma con la perversione delle lobbies curarne personali propensioni …Dico ciò, perché ho notato questo vezzo “meridionalista” nella mentalità di manager e classe dirigente. Fin qui potrebbe sembrare una egemonia del sistema Italia, ma non sono fin troppo analista di questa complessità, e ne rilutto studiarne i retaggi, però mi interessano soprattutto i risultati per una qualità di vita minima decente a prescindere dai personalismi. Insomma, la nostra città, è carente di servizi minimi come un territorio estraneo alle civiltà avanzate eppure, quello che vi è di energico, sono le organizzazioni a cerchie chiuse con professionisti rivolti alle vocazioni di propri interessi. Ecco, il nostro ospedale contiene tutto questo”. 

Anni addietro, si era fatto anche il tuo nome per rilanciare l’immagine di Gela attraverso un’apposita consulta ma non si è concretizzato nulla. Come mai?

“Bisogna chiederlo al Consiglio Comunale o al Sindaco. Attraverso la stampa, ho saputo che vi è stata una delibera di consiglio per tre figure pubbliche: Io, Silvana Grasso e Alberto Ferro, ma fino adesso nulla di invito scritto nè ufficioso. Un mistero…” 

In troppi hanno lasciato Gela per mancanza di lavoro. L’emorragia continua e non si vede alcun barlume di speranza. Se non è una sconfitta, poco ci manca…

“Questo è il punto più dolente per chi ama convivere in una normale comunità. Ciò accade perché in questi ultimi trent’anni, la politica da noi non ha creato affari alternativi, sia in termini di investimenti sia formativi per il progresso di una società. Lo vediamo sotto i nostri occhi: la tanta devianza giovanile e il facile delinquere, non sono solo per una necessità ma sembrano sub culture mafiose. Se non pensiamo a cambiare le teste, imploderemo come sta già accadendo rispetto ad altre aree della stessa Sicilia”. 

Abbiamo avuto a capo della regione, un nostro concittadino. Era lecito attendersi di più per Gela, non credi? 

“Sai bene quanto mi sono espresso nei confronti di Crocetta e della sua propaganda. Ma avrei sperato fino alla fine che facesse almeno una sola cosa e bene nella sua terra di origine. Ma anche qui un mistero, l’ennesimo.” 

Sorpreso della caduta del governo Draghi?

“No. Perché il nostro parlamento è un magma fluido di voltagabbana, ma con tutto il rispetto per una figura garante come Mario Draghi, credo Conte, questa volta, l’abbia azzeccata. Draghi, oltre che tecnico, ricordo, rappresenta il parlamento dove esiste un principio prima di tutti i diritti, il confronto e il dibattito politico, soprattutto se derivante dalle espressioni dei partiti. Si chiama pluralismo, tanto decantato dai politologi, ce lo ricordava il grande Sartori, è il sale della democrazia. Se vivi in una comunità cittadina, ti accorgi, che il sociale è fatto di strati, cioè, da vari retaggi culturali e diversi bisogni. 

Non esiste il bisogno del singolo come imperante. Non parlo per simili vedute, ma per diversità di colore e libere espressioni. Ecco, se ci si riunisce in democrazia per migliorarne i miasmi e necessità di una nazione, città o contea, il pluralismo ottenuto con la resistenza della storia, tra fame e carestia, per la libertà desiderata, chi rappresenta il gruppo, ne è il portavoce e dunque accoglie le problematiche per migliorarne le condizioni del presente.

Occorre, convivere con le diversità e pensare agli strati più deboli, importanti quanto agli strati imperanti, che ci piaccia o no. Ce lo ha insegnato la storia, dare voce alle varie direzioni, altrimenti, anche in Italia ci consegneremo all’Oligarchia, che in parte, si nasconde nel buonismo e nella borghesia perbenista”. 

Rilassiamoci un attimo, basta parlare di politica. Devi dei grazie per quello che hai ottenuto in questi anni?

“Si certo, a coloro che mi hanno sostenuto nelle idee e nei successi. Non posso mai dimenticarlo. Sottolineo che il destino lo costruiamo noi, perché sono convinto che ogni professione si misura con il merito. Arriverà  lento ma arriverà”.

Quanto è stato importante avere conosciuto il critico d’arte Vittorio Sgarbi?

“Vittorio l’ho conosciuto un po’ tardi nella mia carriera ma mi ha dato molta visibilità. Da lui ho imparato che nulla è dovuto nell’arte, ma che ogni cosa non vada tralasciata. Vittorio sembra essere antipatico nell’accezione comune della televisione ma posso dire tutt’altro, è una persona perbene e generosa, in quanto spiega tutto e instancabilmente. Poi è chiaro che nell’arte esistono varie scuole di pensiero che tra di esse creano imbarazzo agli stessi artisti che ne vorrebbero più souplesse. 

Vittorio mi ha portato alla Biennale di Venezia nel 2012, perché ha sempre avuto idee chiare sul mio lavoro. L’arte è fatta pure di tanti farlocchi fanatici che sfruttano artisti prendendoli in giro e divertendosi ad usarli, ciò accade perché in giro vi sono molti arricchiti velleitari e dico pure ai giovani artisti di aprire gli occhi. Guttuso diceva che gli artisti non sono di nessuno”.

Se ti chiedessi adesso di disegnare Gela, cosa rappresenteresti e perché?

“Disegnerei un deserto con un miraggio di un bicchiere d’acqua, dove tutti gli assetati si precipitano per arrivare per primo”. 

La bellezza salverà Gela?

“Non lo credo più, oggi ne ho capovolto il significato perché ci troviamo dentro ad un processo irreversibile, e non mi ritengo pessimista, credo piuttosto che gli uomini più avveduti, ne dovranno preservare dalla prepotenza. Insomma dobbiamo porci il problema che la bellezza vada tutelata e custodita per le future generazioni…”

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