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La parola della domenica

Prima di lasciarci, Gesù ci ha regalato lo Spirito Santo. Il Paraclito, il Consolatore

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Gv 14,15-16.23b-26

Tante volte, nella nostra vita, non sempre abbiamo la forza dello scatto. Non sempre riusciamo a reagire. Ci areniamo, ci fermiamo. Le vicende della vita ci sovrastano. Arrenderci, lasciarci andare,ci pare l’unica reazione possibile. Un lutto in famiglia, una delusione, una sconfitta inaspettata, una brutta notizia. Non mancano le occasioni. Non riusciamo a respirare. Tutto sembra crollarci addosso. Non troviamo una via d’uscita. Troviamo e cerchiamo una soluzione, senza trovarla. Dentro di noi, nasce lo scoramento, lo sconforto. Quante volte. Tante, forse troppe. Gesù ci conosce. Ci ha chiamato per nome, uno per uno. Sa cosa succede davanti al dolore, davanti alla sofferenza dentro il nostro cuore. Allora ci prende per mano e ci sostiene. Non ci lascia soli.  Ed ecco prima di partire e di lasciare la sua vita terrena, ci lascia un compagno di viaggio. Per riceverlo è necessario mettersi in ascolto, in silenzio, in pace, scrutarsi, guardarsi dentro. Bisogna fare vuoto dentro il nostro cuore.  Prima di lasciarci, Gesù ci lascia lo Spirito Santo. Il Paraclito, il Consolatore. Lui ci dà la spinta per uscire fuori dalla nostra mediocrità, Lui è quello che ci consola, che ci conforta, quello che ci sta accanto, quello che ci da la forza e il coraggio per perdonare una persona che ci ha fatto male, e tu ed io non ci riusciamo a farlo: Non ci riusciamo. Lo vogliamo. Ci sentiamo male, perché sappiamo che dobbiamo farlo. Per il nostro bene. Per la nostra anima. Abbiamo davanti la persona,quella persona, ma tentenniamo, sudiamo, vorremmo farlo, ma tremiamo ed ecco che arriva quella spinta, quello scossone che ti porta al fratello a dirgli “Eccomi, riprendiamo il cammino”. Ce la possiamo fare da soli?. No, abbiamo bisogno di un sostegno, di un bastone a cui appoggiarci. Abbiamo bisogno dello Spirito Santo. Che non ci lascerà mai, che starà sempre al nostro fianco, che ci custodirà in ogni scelta della nostra vita.
Come si presenta? In ogni occasione della tua e della mia vita. In ogni occasione che ci rivolgiamo a Lui. Allora succede che se  una Parola della Scrittura, un brano della liturgia, una parola di una meditazione, un fatto, un gesto d’amore  ci hanno colpito il cuore, non abbiamo dubbi: è opera dello Spirito Santo. Quando attorno a noi vediamo solo buio e in questa aria entra un fascio di Luce è Lui: lo Spirito Santo.  Quando nel mezzo del dolore ci sentiamo confortati. E’ lo Spirito Santo.  Quel giorno in cui abbiamo  ascoltato la Parola e, per la prima volta, l’abbiamo sentita riecheggiare nel nostro cuore in modo nuovo, vivo, tagliente, è perché c’era lui, lo Spirito. Quella volta in cui abbiamo incrociato una persona significativa, un prete carismatico, un amico sincero che ci ha parlato di Dio e abbiamo sentito un fuoco interiore accendersi c’era di mezzo lui, lo Spirito. Quella confessione che ci ha cambiato la vita, che ci ha fatto sentire amati, che ha spalancato in noi lacrime di commozione e di stupore, è stata resa possibile dallo Spirito che ha fatto breccia nel nostro cuore. Lo Spirito è tuono e terremoto: ci scuote nel profondo, scardina le nostre presunte certezze, ci obbliga a superare i luoghi comuni sulla fede.  Lo Spirito è fuoco che riscalda i nostri cuori e illumina i nostri passi. Lo Spirito è vento: siamo noi a dover orientare le vele per raccogliere la sua spinta e attraversare il mare della vita. Invochiamo lo Spirito quando non ci capiamo in famiglia, in parrocchia, sul lavoro. Invochiamolo quando non riusciamo a spiegarci. Lo Spirito fa diventare i pavidi apostoli dei formidabili evangelizzatori: ora non hanno più paura e osano, vanno oltre, dicono senza timore la loro fede e la loro speranza. Un unico Spirito, diviso in tante fiamme che accendono i cuori dei singoli discepoli. È lo Spirito che rende la nostra diversità e la nostra unicità un dono e non una maledizione. Possiamo avere molti testimoni e insegnanti, ma solo lo Spirito ci può condurre alla verità, alla pienezza. Uno Spirito che ci conduce a riconoscerci peccatori. Peccato riconosciuto solo se illuminato dall’amore di Dio che vuole per noi il bene e il meglio e ci conduce su strade di crescita che dalla tenebra conducono alla luce. Ecco, invochiamo lo Spirito. Lasciamo che sconvolga la nostra vita.   Possa Lo Spirito Santo dimorare nei nostri cuori. Sempre.

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

“… tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Toton Sauna

DOMENICA 27 Novembre 2022


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Mt 24,37-44


Vegliare senza stancarci. Per farci  trovare pronti al Suo arrivo. Alla sua Chiamata. La Chiesa apre il periodo di Avvento, ci invita a meditare, ad aspettare il  Natale. Ci invita a stare svegli. Un periodo ricco per i cristiani. Ma, anche, per tutti coloro che hanno una speranza nel cuore. Che stanno male e vorrebbero una parola di conforto, che sono disperati, ammalati terminali che lottano ogni giorno con la sofferenza, con il dolore. Gesù ci invita a vegliare, ad aspettare. Sta arrivando Natale, sta arrivando il Salvatore. Colui che concretizza le nostre speranze. È che Dio arriva quando meno te lo aspetti. Magari lo cerchiamo tutta la vita, o crediamo di cercarlo, o siamo convinti di averlo trovato e quindi dormi sugli allori e, intanto, la vita ti passa addosso. Sono quattro le settimane che ci preparano al Natale. Un mese per preparare una culla per Dio. Ma ora chiede di nascere in noi. Perché possiamo celebrare cento natali, senza che mai una volta Dio nasca nei nostri cuori. Per farlo dobbiamo iniziare a imparare a vegliare. Vegliare è aspettare che qualcosa succeda; Vegliare è svuotare noi stessi e aprire il nostro cuore. Come fa ad entrare se il nostro cuore è pieno di preoccupazioni, idoli, miti, cianfrusaglie varie. Vegliare è conoscersi e guadarsi dentro e capire chi siamo; come fai ad aprire una porta se questa non è aperta da dentro? Vegliare è capire se sei forte o sei debole. Se sei capace o no Vegliare è scegliere. Ci sono momenti che i tuoi occhi vorrebbero chiudersi e addormentarsi, andare a letto sotto le coperte, al calduccio, ed invece ecco arriva in quell’attimo. Natale sta arrivando, Gesù sta arrivando e non dobbiamo farci trovare altrove a pensare a chissà cosa o non avere tempo perché impegnati alle assemblee condominiali . Vegliare non è distrarsi, è rimanere concentrati, attenti, sta arrivando un momento per te e per me, che potrebbe cambiarci la vita, stravolgerci la vita. Vegliare è buttare fuori dal nostro armadio le cose vecchie e riempirlo di quelli nuovi. Gli abiti vecchi  che non indossiamo più e fare entrare quelli nuovi che profumano di fresco e allietano l’aria che ci danno gioia e voglia di vivere. Vegliare è sperare. Vegliare è dare un senso a questa vita che un senso non ce l’ha, come diceva Vasco Rossi.  Allora , fratelli, su coraggio. Siamo tristi, delusi, confusi. Coraggio, Dio arriva e con Lui arriva la Luce, che rischiara le nostre  notti, dove il peccato e il male ci hanno cacciato. Dove non riusciamo ad uscirne fuori. Perché facciamo affidamento alle nostre povere forze. Coraggio, prepariamoci alla sua venuta aprendo il nostro cuore, iniziando a vegliare e non andando a prenotare quei cenoni super calorici che l’industria ci ha spinto a fare o quella gran corsa ai regali che ci costringono a fare. Natale arriva se noi iniziamo a vegliare.

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

Il buon ladrone ha capito sulla croce, qual è il senso della vita

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Toto’ Sauna

DOMENICA 20 Novembre 2022

Lc 23, 35-43
Dal Vangelo secondo Luca

Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto  e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Lc 23, 35-43

Dio è amore. Dio è misericordia. Ed è pronto a salvarci fino alla fine, fino all’ultimo nostro respiro. Non si stanca mai di aspettarci. Sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte. Inchiodato sulla croce viene invitato a salvarsi da solo. Se facciamo questa domanda,  non abbiamo capito nulla. Travisiamo tutto.  Eppure per tre anni, in lungo e largo, ha detto che è venuto a salvarci tutti. E’ venuto per portarci nel suo regno. Nessuno escluso. E’ disposto a tutto. A lasciare   le 99 pecore dentro il recinto ubbidienti, per salvarne una. Non abbiamo capito nulla. Chi ha capito tutto è il povero ladrone. Inchiodato pure lui. Simbolo dell’uomo che ha ormai perso tutto e non ha nulla a cui aggrapparsi. Gli ultimi sono quelli che capiscono al volo. Quelli che hanno la speranza. Gli altri ci sentiamo forti, sicuri, non abbiamo bisogno di prediche noi. Sappiamo tutto. I discorsi della Chiesa lasciamoli agli altri. Eccolo, l’uomo di oggi disorientato, confuso che si aggrappa a tutto, a tutto, a tutte le ideologie, a tutti gli ultimi ritrovati della tecnologia, ai miti del progresso direbbe Guccini. Aggrappati a tutto, per capire che tutto alla fine, finisce, che ci stanchiamo di tutto, ci stanchiamo degli amici, della moglie, della fidanzata, di tutto, perchè pensiamo che la vita è una sola e come fai a stare una vita con una sola persona ? Non è colpa nostra. E’ la società che ci dice che si usa cosi. E se non lo fai , non sei nessuno. Non sei figo. Non sei “spertu”.  Eccoti, la collega carina, l’amico del marito  che ti sorride e vai e distruggiamo la famiglia e quando si distrugge la famiglia si distrugge la società: Allora, si inventano dei surrogati della famiglia, perché pensano che alla base basta che due persone stanno assieme e sentono un leggero sentimento, si divertono e che c’è di male, e tutto e risolto. Poi. Poi, quando ci si stanca, non succede nulla. Cambiamo.  Il ladrone ha capito tutto. Ha capito, sulla croce quale è il senso della vita. La nostra. Perché dobbiamo stare sulla croce per dare  senso a tutto. Dobbiamo dare un senso  alla sofferenza, al dolore, alla malattia, alla nostra vita. La società che ci circonda cerca di schiacciare questo discorso. Ci dice che dobbiamo essere tutti in salute, belli e giovani.  I malati, i vecchi, isoliamoli. O meglio, se vogliono possiamo eliminarli con l’eutanasia. Cosi, loro finiscono di soffrire e noi ci siamo liberati di un problema. Stolti e ipocriti. Perché fra qualche anno toccherà a noi. Il ladrone ha chiaro tutto e chiede a Gesù un posto in paradiso, ha capito all’ultimo respiro della sua vita, qual’è il senso di tutto, dei nostri giorni, dei nostri respiri, degli anni che passano. Ma la società ci nasconde la verità e ci mostra verità false e noi come pere cotte ci cadiamo. E ci lamentiamo pure. Abbandoniamoci a Cristo. Cristo è diverso. Non è egoista. Ci salva tutti. Nel nostro immaginario il potente  pensa a se, non deve chiedere a nessuno, non ha bisogno di nessuno. Vedete come è lontana la visione di Cristo. Per dimostrare di essere veramente Dio. No, il nostro Dio non salva se stesso, salva noi, salva me. Dio si auto-realizza donandosi, relazionandosi, aprendosi a me, a noi. I due ladroni sono la sintesi del diventare discepoli. Il primo sfida Dio, lo mette alla prova: se esisti fa che accada questo, liberami da questa sofferenza, salva te stesso e noi, e me. Concepisce Dio come un re, di cui essere suddito. Ma a certe condizioni, ottenendo in cambio ciò che desidera: una redenzione in extremis. Non ammette le sue responsabilità, non è adulto nel rileggere la sua vita, tenta il colpo. Non è amorevole la sua richiesta. Vuole ottenere chiedendo quasi con cattiveria. Come se Dio fosse un Bancomat. Dispensatore di Grazie e favori. Come  la nostra fede. Cosa ci guadagno se credo? L’altro ladro, invece, è solo stupito. Non sa capacitarsi di ciò che accade: Dio è lì che condivide con lui la sofferenza. Una sofferenza conseguenza delle sue scelte, la sua. Innocente e pura quella di Dio. Ecco l’icona del discepolo: colui che si accorge che il vero volto di Dio è la compassione e che il vero volto dell’uomo è la tenerezza e il perdono. Nella sofferenza possiamo cadere nella disperazione o ai piedi della croce e confessare: davvero quest’uomo è il Figlio di Dio. Lo vogliamo davvero un Dio così? Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli? È questo, davvero, il Dio che vorremmo? Di quale Dio vogliamo essere discepoli? Di quale re vogliamo essere sudditi?

Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

“Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2022

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Lc 21,5-19

Siamo  arrivati alla fine dell’anno liturgico. In quest’ultimo Vangelo, Gesù ci invita a riflettere sulla fine dei tempi e sul Fine della nostra vita. Ci invita a vivere bene questo periodo della nostra vita. Ci invita  a non fidarci delle cose terrene. Non possiamo basare la nostra vita su queste cose o sulle persone del mondo. Tutti hanno un termine, tutti hanno una fine. Come possiamo appoggiare la nostra vita su una persona che oggi c’è e domani no ? Facciamo tutto con il massimo impegno . Le faccende di casa, il lavoro. Mettiamo amore in quello che facciamo, ma sapendo che non sono le cose più importanti della vita.  Tutto ha  un termine. La gloria di questo mondo è effimera passeggera.   Abbiamo assolutizzato cose effimere. Abbiamo divinizzato persone che poi ci hanno deluso. Ognuno di noi , caro lettore, avrà fatto esperienza. Abbiamo puntato tutto su progetti umani, su partiti politici , su squadre di calcio Sempre delusioni. Cose finite. Li abbiamo assolutizzati. Ma cose finite possono darci la Vita? Questo vangelo ci invita ad un vero discernimento. Dove sta appoggiato il mio cuore? Quali sono le priorità della mia vita? Un invito a conoscerci meglio, a vedere meglio la vita che stiamo vivendo ,a cosa diamo peso in maniera seria. Ma allora, chiedono i discepoli, per cosa bisogna vivere? Quando accadranno queste cose? Quando tutto quello su cui basiamo la a vita, cadranno? Gesù non risponde in maniera diretta. Ci invita a guardare oltre. Ad avere chiaro il fine della nostra vita. Non lasciamoci ingannare. Molti verranno nel nome di Cristo, dicendo sono io e il tempo è vicino. Non andate dietro a loro, ci ricorda Gesù. Vedete, noi abbiamo un problema, un grosso problema siamo inconsistenti finiti. Pensiamo che tutto dipenda noi, dalle nostre azioni, e che il Mondo intero penda dalle nostre labbra. Vogliamo risolvere tutto sapendo cosa succederà domani, possedendo il domani. Siamo  disposti a tutto per questo. Andiamo dietro a Santoni, a Maghi, gente che legge le carte, mani, piedi e cosi via  che ci promettono questo o quello. O molto, spesso, dietro a Politici che sanno tutto e che risolveranno tutto dandogli il nostro voto. Peccato, per poi ritrovarci ancora una volta  delusi.  Vogliamo conoscere il domani. Perché ci fa paura. La paura che si realizzi qualcosa che noi non fa piacere. Quando siamo sciocchi. Disposti a tutto per farci ingannare. Diceva un filosofo che quando il Mondo non crederà più in Dio il mondo crederà a tutto. Verissimo. Pensiamo che sapere prima tutto ci renda più sicuri. Succede il contrario. Viviamo più angosciati dipendente da qualcuno, dalle superstizioni, dall’oroscopo, dalle condizioni meteorologiche.  Nella Chiesa viviamo lo stesso caso. Andiamo dietro a Guaritori, veggenti improvvisati. E vediamo chiese stracolme dove c’è il guaritore di turno e chiese con pochissime persone magari a distanza di centro metri. Siamo degli stolti. Ma il Signore ci rassicura, non terrorizziamoci . Succederanno guerre, carestie, tranquilli, non è la fin. Esiste il male nella  storia nel mondo che deve emergere, deve uscire fuori. Ma non è la fine . Una tappa del percorso verso la fine, anzi, verso il vero fine. che è l’ Amore di Dio, che conduce tutto  e tutti verso un Bene più grande, anche se apparentemente non si vede, anche se a volte sembra vincere il male. Osserviamo la nostra vita. Quando alla nostra porta bussa la malattia. Una disgrazia. Non è la fine, anche, questa è una tappa verso il Fine, per abbandonarci a Lui, solo Lui che ci consola e ci aiuta ad affrontare tutto. A fidarci di Lui. Sembra quasi che siano necessarie. Spesso, senza questi avvenimenti, viviamo come se tutto fosse dovuto. La ricchezza, la salute, il lavoro, ecc. Tutto. Noi viviamo come se tutto questo  è il fine della vita. Tutto buono, tutto bello. Il Fine è altro. La conquista del Regno di Dio. La fatica può essere l’occasione di crescere, di credere. La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo davvero  non te ne accorgi, ti scopri credente. Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive, non ragioniamo con la logica di questo mondo: affidiamoci allo Spirito. Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare maggiormente di Cristo. Continua il brano a parlarci della Perseveranza.  La perseveranza ci salverà la vita. Non stanchiamoci a pregare, non stanchiamoci a sperare, non stanchiamoci a guardare il Cielo, non stanchiamoci a rivolgerci al Signore. Tante volte vediamo che tutto rimane uguale. Non cambia nulla. Il mio cuore rimane lo stesso. Chi mi sta attorno è rimasto lo stesso. Tutto come prima. E non riusciamo ad amare il collega antipatico. Amare? Già il fatto che non lo odiamo è un miracolo. Gesù ci conosce e ci ripete “ Coraggio vai avanti, non preoccupati se per ora non ce la fai, coraggio persevera. Ecco la via della  Fede, la via della felicità: la Perseveranza.

Buona Domenica

Totò Sauna

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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