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Studenti sorridenti, compie un anno il primo laboratorio specialistico di Sicilia in collaborazione con Aid

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Nasceva un anno fa a Gela il laboratorio specialistico per studenti con Dsa dell’associazione Studenti sorridenti, il primo in Sicilia in collaborazione con l’Associazione italiana dislessia (Aid). Una grande festa in via Pontina, nel quartiere Fondo Iozza, per l’inizio delle attività in un centro dedicato a bambini e ragazzi con Disturbi specifici dell’apprendimento. Un obiettivo chiaro fin dal principio per l’associazione guidata da Mariangela Tandurella: sostenere l’unicità di ogni studente, sottolineando quanto sia importante che ognuno abbia il proprio Piano didattico personalizzato. Un traguardo da preservare, quello della specificità di ogni storia, soprattutto da quando la Didattica a distanza è diventata di fatto lo strumento scolastico principale negli istituti superiori, che si trovano in Dad praticamente da un anno.

Nel frattempo lo staff di Studenti sorridenti ha continuato a seguire grazie al supporto della tecnologia diversi ragazzi, lanciando anche iniziative originali come il primo corso sperimentale di fotografia sociale che si tiene proprio da un mese a questa parte con la collaborazione tecnica di Mauro Ferrara: tra le finalità del progetto quella di comunicare attraverso le immagini gli spunti offerti dalla quotidianità, per raccontare sia ciò che accade nel mondo esterno che le sensazioni ed emozioni che si provano. Un’iniziativa originale che, restrizioni anti contagio permettendo, continuerà ancora nelle prossime settimane tra incontri in presenza per scattare e da remoto per confrontarsi e valutare i temi da trattare.

(Nella foto, un momento dell’inaugurazione del laboratorio specialistico di un anno fa) 

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Attualità

Multe “a raffica” sulla bretella Borsellino

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Domenica di metà luglio. Gela presa d’assalto dai bagnanti. Non solo gelesi ma turisti mordi e fuggi della domenica.

E tutti arrivano in macchina. E dove parcheggiano? Dappertutto.

La rotonda ad Est di Macchitella completamente invasa.

Le auto hanno invaso anche i bordi della via Borsellino e i marciapiedi che si affacciano al mare.

La strada costellata di auto e i vigili urbani sono intervenuti elevando circa 200 contravvenzioni.

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Attualità

Regione finanzia con 3,5 mln 17 film tra cui la nuova serie di Makari

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Sono 17 i progetti di film, documentari e cortometraggi che la Regione Siciliana co-finanzierà con circa tre milioni e mezzo di euro. Risorse che l’assessorato regionale dello Spettacolo e la Sicilia film commission hanno messo a disposizione dal Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo attraverso un avviso pubblico per la finestra 2024-2025. 

In dettaglio, si tratta di nove tra film, film per la televisione e serie Tv; sette documentari e un cortometraggio. 

Tra questi una nuova serie di Makari

«Un provvedimento con il quale – dice l’assessore regionale allo Spettacolo Elvira Amata – portiamo avanti la nostra strategia per potenziare l’industria del cinema in Sicilia. Le produzioni audiovisive nazionali e internazionali che abbiamo selezionato hanno anche l’intento di valorizzare l’immagine della nostra Isola e potranno incrementare i flussi turistici verso il nostro patrimonio culturale e architettonico. Inoltre, offrono occasioni di sviluppo e di lavoro per le imprese locali, favorendo la crescita professionale degli operatori del settore».

Le produzioni che riceveranno i finanziamenti, infatti, sono tenute al coinvolgimento delle maestranze tecniche e artistiche locali e a spendere nell’Isola almeno il 50 per cento del contributo ricevuto.

L’elenco completo delle produzioni ammissibili a co-finanziamento è pubblicato sul sito istituzionale della Regione Siciliana ed è consultabile 

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Legambiente: “Se non c’è acqua, i signori delle autobotti dove la prendono?”

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Della carenza di acqua si parla da decenni. Si è perfino ipotizzata una guerra dell’acqua dopo il 2000. E di busines;  come si è parlato del busines dei rifiuti, già in atto. La scienza va avanti a grandi passi. Si sostituisce e si cambia tutto: l’uomo con le macchine e robot, il corpo, i sessi. Ma due cose non si creano: l’antidoto al tumore e l’acqua.

In Sicilia non piove, le dighe sono a secco e non si pensa all’ “inseminazione delle nuvole”, una tecnica di stimolazione artificiale delle piogge basata sulla diffusione di getti di ioduro d’argento o di ghiaccio secco (anidride carbonica allo stato solido).

L’acqua si potrebbe ideare in laboratorio in vari modi, sia per sintesi che per scomposizione. Nel primo caso basterebbe unire due elementi costitutivi dell’acqua, ossia l’idrogeno e l’ossigeno, nel secondo caso invece basterebbe scomporre dei composti più complessi in cui sono contenuti. L’acqua viene prodotta anche in moltissime reazioni di combustione. Allo stesso modo si potrebbe ricavare dall’elettrolisi dell’acqua oppure bruciando l’idrogeno o facendo reagire un acido con una base. Se esistono così tante tecniche perché nessuna viene sfruttata?  Prima di tutto sarebbe pericoloso, perché bisognerebbe utilizzare l’idrogeno e l’ossigeno, due elementi infiammabili ed esplosivi. Inoltre sarebbe antieconomico, poiché se ne potrebbero produrre solamente poche molecole alla volta. Basti pensare che per fare una goccia d’acqua sono necessari miliardi di molecole. Infine non sarebbe un processo semplice perché reperire sulla Terra l’idrogeno è complicato ed è possibile farlo solo estraendolo dall’acqua stessa.

Quindi l’acqua o c’è in natura o non c’è. E qui arriva il sospetto di Legambiente riportato da Il fatto quotidiano.

“Se non c’è acqua , i signori delle autobotti dove la prendono?” si chiede Beppe Amato, responsabile risorse idriche per Legambiente. Una domanda che fa eco un po’ in tutta la Sicilia e che sta investendo le prefetture e le procure dell’Isola. L’emergenza siccità ha, infatti, dato il la al grande business dell’acqua: “Si consideri che alcune di queste ditte che hanno autobotti per ogni viaggio ricavano circa 100 euro, facendo più viaggi al giorno, almeno 10, e con più autobotti: in trenta giorni quindi si può calcolare un guadagno di almeno 30 mila euro”, spiega Claudio Guarneri, presidente di Aica, l’azienda idrica dei comuni agrigentini.

Ed è proprio ad Agrigento – una delle città a soffrire di più dell’emergenza siccità – che si sta dando una forte stretta al mercato nero dell’acqua. Sono state tante le riunioni in prefettura, alle quali era presente anche il capo della procura, Giovanni Di Leo, finalizzate a gestire un sistema che finora era completamente privo di regole. E dopo il far west, adesso, per potere rifornire i privati con autobotti, bisogna avere un certificato della prefettura che attesti che si è autorizzati al servizio, e che, di conseguenza, sia nota la provenienza dell’acqua. “Era necessario innanzitutto che fosse accertata la composizione di quest’acqua, una di questa autobotti aveva preso acqua da un fiume”, continua Guarneri.

La stretta però non è andata giù ai titolari delle ditte che un mese fa hanno inscenato una vera e propria serrata contro l’improvvisa regolamentazione. Una serrata durata addirittura una settimana, finché l’accordo tra Aica e ditte private è stato trovato. Uno stop al mercato nero dell’acqua? Non del tutto: solo lo scorso 3 luglio i carabinieri hanno elevato una multa di 3mila euro a un soggetto scovato mentre riforniva abusivamente con l’autobotte un condominio a Porto Empedocle. In alcune parti della Sicilia d’altronde il rifornimento idrico avviene da anni solo con le autobotti: è quello che le autorità hanno scovato a Sciacca, dove è emerso come molti privati non abbiano alcun allaccio alla rete idrica pubblica. “Quando vengono con le autobotti per rifornirsi da noi, unica fonte consentita adesso, diamo loro un modulo da consegnare agli abusivi perché possano essere censiti e inseriti nella rete”, spiega il presidente di Aica.

Che vi sia un mercato abusivo dell’acqua in Sicilia, d’altronde, è stato anche svelato da un’inchiesta della procura di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, che lo scorso gennaio ha portato all’arresto di 5 persone, tutte accusate di associazione mafiosa. E qual era il grande affare della famiglia mafiosa di Carini? Non era la droga, non le armi, né le estorsioni: attraverso una condotta idrica abusiva i vertici della famiglia mafiosa fornivano acqua per 115 famiglie. Succedeva ben prima dell’allarme siccità.

Intanto sono proprio le autobotti la risorsa più immediata per la crisi, mentre i dissalatori che potranno dare continuità del servizio anche in assenza di piogge sono considerate una soluzione troppo cara e perché ritornino in funzione quelli già esistenti ci vorranno ancora tra i 12 e i 18 mesi. Gli interventi più a lunga scadenza, invece, come la sistemazione della rete idrica per evitare le perdite che in alcune, registrano ritardi e in alcuni casi hanno portato anche a perdere finanziamenti.

Succede ad Agrigento dove i fondi per sistemare la rete idrica sono andati persi: “Erano previsti 49 milioni di euro disponibili per rifare l’intera rete idrica ridotta ad un colabrodo. Finanziamento disponibile, appalto celebrato, aggiudicazione avvenuta, lavori mai iniziati, soldi persi. Adesso il presidente della Regione (Renato Schifani, ndr) promette che verrà rifinanziata. Bene, lo speriamo, ma intanto possiamo registrare che a gestire la fase emergenziale sono quelli che non hanno saputo farlo con la fase ordinaria”, così rileva Giuseppe Riccobene, ingegnere e dirigente di Legambiente Sicilia, esperto in materia di gestione idrica. E con tutto questo la siccità c’entra pochissimo: “Agrigento vive, da sempre, un perenne disservizio. Da queste parti l’acqua viene distribuita ogni 7 o 10 giorni e dev’essere accumulata nelle cisterne sui tetti o interrate, per poter soddisfare le esigenze di ogni famiglia o di ogni esercizio commerciale ma all’orizzonte non si vede nessuno che sappia o voglia dare vita a un servizio che dia continuità”.

In questa emergenza, decisivo è stato  l’intervento del prefetto Agrigento, Filippo Romano, che con due atti ha cercato di scongiurare il collasso. Per prima cosa (13 giugno) ha sospeso fino al prossimo 30 settembre le tre centrali idroelettriche di Enel: San Carlo (comune di Burgio), Favara e Poggiodiana (entrambe a Caltabellotta), in quanto “l’attuale grave siccità ha notevolmente ridotto la possibilità di attingimento dal bacino Gammauta” e che “gli agricoltori interessati alle suddette forniture paventano, da tempo, il concreto rischio di disseccamento delle colture irrigue”, viste le “esigenze dell’agricoltura siano da ritenere, nell’attuale contingenza, prevalenti rispetto a quelle della produzione di energia elettrica”. Pochi giorni fa invece (6 luglio), ha requisito le “reti in uso alla Voltano Spa”, società formata da alcuni comuni della provincia di Agrigento, che gestisce una parte della rete idrica, affidandola invece all’Aica, un’azienda consortile formata da tutti i comuni della provincia e che gestisce il servizio idrico integrato. Questo perché Voltano ha un debito nei confronti di Siciliacque, la società mista suddivisa tra Italgas (75%) e Regione Sicilia (25%), che ha in mano 13 acquedotti e 6 invasi artificiali nell’isola, e quindi possiede l’acqua e i giacimenti. Siciliacque ha deciso di interrompere l’erogazione a Voltano, che a sua volta ha bloccato il servizio, ma così facendo “ostacola – scrive il prefetto Romano nel suo atto – la distribuzione dell’acqua anche da parte degli operatori che svolgono il servizio di rifornimento con autobotti”.

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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