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La parola della domenica

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna


In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città”.
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.Lc 10, 1-12. 17-20

Continua il Signore ad indicarci la strada. Sempre in ogni occasione. Davanti al nostro continuo titubare, Lui agisce.  Davanti al nostro immobilismo, mancanza di coraggio Lui agisce. Manda 72 discepoli. Un numero che indica la totalità del Mondo. In Israele si credeva che nel mondo ci fossero 70 nazioni. Al tempio venivano offerti 70 buoi, Uno per nazione. Per ottenere il perdono del Mondo. Gesù fa di più. Davanti ad un mondo che non crede più in Dio cambia tattica. Cambia gioco. Invece, della solita Novena o Rosario scende in campo. Agisce. Manda i suoi discepoli, i suoi testimoni ad annunziare la Sua presenza. E li manda con delle precise indicazioni. Non li manda allo sbaraglio. Davanti si trovano una realtà nuova diversa, quasi scristianizzata. Non è Cambiato il Vangelo, non è cambiato Gesù. E’ cambiato, forse, il modo di intendere il Cristianesimo di vivere la nostra Fede. Forse, non riusciamo più a trovare un linguaggio che serve a portare Cristo a Tutti. Inutile dirvi che questi discepoli mandati a due a due, siamo io e te, caro lettore. Tutti compresi. Nessuno escluso. La Messe è tanta, ma sono pochi gli operai che lavorano. Il problema non è il numero e forse nemmeno la qualità. E vedere se abbiamo la Fede. Se siamo innamorati di Cristo. Se il nostro     cuore arde per Cristo come il cuore dell’innamorata arde per l’amato, siamo sulla buona strada. Se riusciamo a vivere con Cristo e con Fede la nostra quotidianità, siamo sulla buona strada. Dire Si a Cristo dovunque ci troviamo A lavoro, in uffici,o in fila alla posta. In qualunque situazione.  Dovunque ed in ogni momento siamo chiamati a testimoniare ad evangelizzare. In questo ci dobbiamo sentire chiamati e farlo con Passione con amore. Finiamola di cincischiare e buttiamoci nella battaglia. Cristo ci Chiama. Gesù non ci dice come organizzare la lezioncina del catechismo o l’incontro con le coppie, ci dice, però, alcune essenziali ci dice come fare l’annuncio come portare l’annuncio. Iniziamo, intanto, due a due. Non e una cosa riservata a qualche santone, o qualche guru come ne vediamo in televisione. Mette in campo il principio della comunione, dello stare insieme. Non è facile stare assieme ad un altro. Spesso non ci si capisce. Ci si litiga. Ma riuscirci ci rende credibili. Veri. Perchè Satana vuole distruggere la famiglia cristiana? Perchè è l’esempio dell’unità di Cristo. E ne inventa una ogni giorno. Spesso tanti ci cadono. Quindi Cristo ci manda a due a due, perchè siamo credibili, veri. Da questo sapranno che siete i miei discepoli. Dove due o più sono riuniti nel mio nome là ci sono Io in mezzo a loro. Bisogna portare la Pace. La prima cosa. Il primo consiglio. Cerchiamo di essere credibili. Come facciamo a portare la pace, il regno di Dio se non lo siamo? Se non viviamo nel regno di Dio? Come facciamo a portare una cosa che non abbiamo? Che non possediamo? Ma, coraggio, fratelli non abbattiamoci, non cadiamo in confusione, non cadiamo in depressione, soprattutto, non cadiamo in crisi di prestazione. Cristo non ci dice che dobbiamo convertire 10,000 persone al giorno. Riempire le chiese . Ci chiede solo una cosa, il nostro SI. Ci chiede la nostra disponibilità, ci chiede di aprire il cuore. Poi è Lui che agisce. Lui che opera, ma attraverso il nostro SI. Che grande compito. Non abbiamo paura. Non siamo un’azienda capitalistica. Il metro del Signore è diverso. La nostra paga non è di questo mondo.  Aspetta solo il nostro Si. La nostra Fede sarà misurata non dai fedeli converti, ma dalla nostra disponibilità ad allargare le nostre orecchie per l’ascolto della Parola, dall’aprire bocca per annunciare che Cristo ci ama e che grazie a questa Amore la nostra vita ha un senso, e che ci da la forza per vivere. Non so quante persone leggeranno questa rubrica, una o dieci o cento . Non lo so. So solo che ciascuno di noi, anche se piccoli, peccatori, potremmo fare tanto. Dai fratelli. Usciamo dalle case. Il Mondo ci attende. Attende Cristo,

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

“Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
Il Signore rispose: “Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.

Lc 12, 32-48

Ci da forza e coraggio il Signore. Non ci lascia soli in questa estate rovent,e ci porta un po’ di refrigerio. Ci sostiene e ci aiuta. Ad orientare la nostra vita e darle un compiuto senso. Siamo rimasti in pochi. L’altro giorno riflettevo che pian pianino i Cristiani diminuiscono. Il Signore lo sa. E ci chiama “ Piccolo gregge”  . Siamo contenti cosi. Abbiamo scelto un Pastore, uno solo. Che ci ama che ci vuole bene e che ci conduce per mano. Non stiamo dietro ai mercenari di anime  e del niente, che gli interessa per quello che produciamo o per quello che consumiamo. Dio ci ama cosi come siamo, con i nostri limiti e difetti . Per quello che sappiamo fare. A Lui basta il nostro SI. Abbiamo fatto esperienza nella mia e nella tua vita, caro lettore del Gazzettino, dell’Amore di Cristo. Eravamo dentro un baratro e Lui ci ha tirato fuori. E ci ha indicato una strada di salvezza. Ci ha donato un Regno. Dov’è questo regno? Dove Lui è presente, dove gli diamo spazio, dove lo facciamo vivere. Per poterlo scoprire dobbiamo amare. In maniera libera, naturale, senza costrizione . Sapendo che amando, non solo saremo e godremo del regno di Dio, ma saremo veramente liberi e salvi.  Ma per potere arrivare a questo, dobbiamo vegliare. Stare attenti. Gli inganni sono dietro l’angolo. Le buche, i tranelli ci aspettano a braccia aperte. Vegliamo. Soprattutto, in questa società in questo periodo del mondo dove una falsa libertà pare che voglia conquistare i cuori degli uomini. Vegliamo.  Ci chiede il Signore. E il suo Regno si vede e si tocca con mano nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, nei nostri gruppi di preghiere. Un regno che cresce dove si crede, dove si ama, dove si prega, Vegliamo. Perché non siamo perfetti, siamo peccatori, siamo sempre in discussione con noi stessi,  se quello che facciamo è quello giusto, se il tempo che stiamo con Cristo è un tempo sprecato. Si, cari lettori, a volte davanti a fatti che succedono, mi chiedo il perché e mi vengono tanti dubbi. Ma poi mi rifugio nella preghiera, nel silenzio …..assordante… e ritrovo la strada. Vegliamo sempre. Non stanchiamoci. Se ci perdiamo noi, ciascuno di coi con limiti e difetti, si perde il Mondo e La speranza. E solo Dio ci alimenta. Solo il Signore ci indica la via. Coraggio. Non è facile. Davanti la macchinetta del caffè è più facile ridere davanti ad una battuta sciocca. Non è facile testimoniare Cristo in ogni momento della nostra vita, A volte preferiamo nasconderci. Coraggio. Do ci ama cosi. Vegliamo. Non stanchiamoci mai. Per ultima  vorrei sottolineare la frase di Pietro. L’atteggiamento di Pietro è il mio. Quello di tanti che bazzichiamo le sacrestie. Che siamo ai primi banchi nelle messe domenicali. “Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Stiamo attenti a passare dall’altra parte, di quelli che sanno tutto e che Cristo parla solo con loro. Di quelli che sono Santi sulla terra e si stupiscono come mai, pur essendo in vita, non vengono venerati e i loro nomi scritti sui calendari. Stiamo attenti. Coraggio fratelli. Vegliamo. Il Signore ci ama. E ci abbraccia ogni attimo della vita con un abbraccio tenero e forte. Anche nei momenti più tristi. Ci ama e noi sentendoci amati amiamo.

Totò Sauna

Buona Domenica

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La parola della domenica

Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede …

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». Lc 12,13-21

Giorni fa discutevamo con mia figlia sul senso della vita, sul significato dei nostri giorni, del tempo che passa. Possibile che la  nostra vita sia un nascere, vivere e morire? Ma di mezzo cosa c’è? Come utilizziamo questo periodo? E’ stato un dialogo acceso e molto bello. Ecco il vangelo di Luca di questa Domenica ci da la risposta a  questa domanda. Un signore della folla chiede a Gesù di porre giustizia tra lui e il fratello, per questioni legate alla eredità. E Gesù come suo solito non risponde in maniera diretta, ma gira l’ostacolo e porta alla riflessione il suo interlocutore. Ecco il compito di ognuno di noi. Possiamo noi convertire gli altri? Ma quando mai. Il nostro compito è quello di testimoniare. E  attraverso la nostra testimonianza e attraverso la Parola, portare alla riflessione i nostri vicini. Poi, sta al nostro interlocutore aprire il cuore, la sua mente, le sue orecchie a Cristo. Quindi, Gesù gli racconta questa bella parabola. Il Signore ci da una risposta chiara. Non possiamo vivere solo per accumulare ricchezze. Non possiamo vivere solo per avere l’ultimo telefonino alla moda. Non possiamo vivere solo per avere l’abito firmato chic. Non possiamo vivere solo per apparire e avere i titoloni. Non possiamo vivere solo per farci il giro con il super macchinone al centro. Non possiamo sentirci i più “ sperti” solo perché abbiamo il super conto in banca. Se viviamo cosi,  dice Gesù, non abbiamo capito niente. Inutile che stiamo lì ad accumulare, a fare nuovi grana,i perché proprio stanotte ci può raggiungere un guaio, un malanno o peggio ancora. E’ chiaro una cosa che il Cristo non ci vuole poveri. Il discorso non è contro, beati loro, coloro che  stanno bene economicamente. Gesù ci accoglie tutti ,ci vuole tutti, ma proprio tutti ,salvi. Ma, ci tiene a dire, “occhio a chi mettete al primo posto nella vita,state attenti, non potete condurre una vita ad accumulare i granai e non pensare a Me, con tutto il corpo con tutta l’anima “. Una vita condotta cosi, è una vita persa. Una vita di corsa, di stress. Di ricerche continue. Corriamo sempre, ma non sappiamo dove. Non abbiamo scoperto il fine. Non scoprendolo e non cercandolo, ci accontentiamo dell’effimero, della mediocrità , del nulla. Cerchiamo di  essere al primo posto,  dovunque. Non riuscendoci, non potendolo fare sempre cadiamo nella depressione. Perché,  vogliamo sempre sentirci amati,voluti bene coccolati. Ma non è possibile. Ogni giorno conosciamo le malattie, gli insuccessi. Allora questa società ha cercato di addolcirci la pillola con i social network. Tutti siamo sui social network. Dove tutti ci sentiamo amati, ascoltati, voluti bene. Il buonismo da tastiera. Ma nello stesso tempo dannatamente soli. Un mondo dove,  siamo  felici e contenti, da quanti “ mi piace” ci sono su una foto o su un post. La corsa continua all’apparenza, ecco la nostra vita. Ritorniamo alla parabola. Quante famiglie vivono litigate, separate per questioni di soldi. Quante amicizie abbiamo visto spazzate vie per questioni di soldi, quanti (fragili e superficiali) legami di parentela tramutarsi in odio viscerale per qualche metro quadro di casa, per una questione di eredità .D’altronde, siamo onesti: se gli affetti, le amicizie, le relazioni di parentela non si concretizzano in atteggiamenti di equità e giustizia, se non passano la prova della solidarietà, diventa davvero difficile capire come si concretizza il bene che diciamo di volerci. Parliamoci chiaro chiudiamo Dio in un cassetto. In queste questioni,meglio cosi. Gesù ne capisce poco di eredità. Aveva poco da spartire con i suoi. Non era manco un avvocato o un commercialista. Su queste questioni, non lo cerchiamo. Magari dopo, per chiedergli giustizia. In verità, proviamo tutti un connaturale pudore nei confronti del denaro, lo consideriamo qualcosa di pericoloso, di sporco, di ambiguo. Una persona ricca è sempre guardata con sospetto e, specie nel nostro mondo cattolico, siamo sempre in imbarazzo a parlare di denaro. Gesù  è molto libero a tal proposito: non dice che la ricchezza è una cosa sporca. Dice solo che è pericolosa. Guardate al pover’uomo della parabola: un gran lavoratore, non ci viene descritto come un disonesto, né come un avido, anzi, fa tenerezza la sua preoccupazione di far fruttare bene i suoi guadagni per poi goderseli in pace. La sua morte non è una punizione, ma un evento possibile. Chissà: forse troppo stress, troppo lavoro, troppe sigarette sono all’origine della sua morte improvvisa, non certo l’azione di Dio. Gesù ci ammonisce: la ricchezza promette ciò che non può mantenere, ci illude che possedere servirà a colmare il nostro cuore. Il nostro mondo suscita bisogni fasulli per colmare il grido di assoluto che scaturisce dal nostro cuore e che Dio solo può colmare. Un po’ di essenzialità, allora, ci può aiutare a ricordarci che siamo pellegrini, che la ricchezza ci può ingannare, e che chi ha avuto dalla Provvidenza un po’ di fortuna economica, è per accumulare tesori in cielo aiutando i fratelli più poveri.
La Parola di propone un grande esame di coscienza collettivo, senza farci inutili sensi di colpa, proponendoci essenzialità nel gestire le cose della terra, assoluta correttezza nella gestione economica delle aziende o degli enti. Andiamo all’essenziale, come il Signore ci chiede, lasciamo che siano le cose importanti a guidare la nostra vita, le nostre scelte. Non di soldi, ma di ben altre ricchezze ha bisogno il nostro cuore, di beni immensi, di tesori infiniti. Della tenerezza di Dio.

Buona Domenica

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La parola della domenica

“Padre nostro…”

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Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».         Lc 11,1-13

Il Vangelo di Luca di questa settimana ci porta alla riflessione sulla Preghiera” Signore insegnaci a Pregare” gli dicono gli apostoli.  E Gesù gli e ci regala quella gran preghiera che è il Padre Nostro. Ma cosa è pregare? Ciascuno di noi può dare una risposta. Ho sempre pensato che pregare è volgere lo sguardo a Dio. Con tutto il corpo, con tutta l’anima, con tutta la mente. Avere un dialogo con Gesù, incessante. Continuo. La mia visione della preghiera è  quella della vite. Giro dopo giro penetra sempre più profondo nel legno, nel muro o nel ferro. In questo caso nel nostro cuore.  Piano, piano, giro dopo giro. I benedettini pregano sette volte al giorno. Ma sette è un numero per dire sempre. Sempre. Vogliamo cambiare vita? Vogliamo essere felici? Preghiamo. Incessantemente. Come vuoi tu? Non hai schemi fissi. Con il Rosari. Bene. Con alcune preghiere dei Padri della chiesa. Bene. La preghiera ha bisogno di te, anzitutto: come sei, devoto o ateo, santo o peccatore. Ma un “tu” vero, non finto, non di facciata. La preghiera ha bisogno di un tempo: cinque minuti, per iniziare, il tempo in cui non sei proprio rimbambito o distratto, spegnendo il cellulare e isolandoti. La preghiera ha bisogno di un luogo: la tua camera, la pausa pranzo. La preghiera ha bisogno di una parola da ascoltare: meglio se il Vangelo del giorno, da leggere con calma e assaporare. La preghiera ha bisogno di una parola da dire: le persone che incontri, le cose che ti angustiano, un “grazie” detto a Dio. La preghiera ha bisogno di una parola da vivere: cosa cambia ora che riprendi la tua attività quotidiana? L’importante è aprire un dialogo con Gesù.  Il dialogo è fatto da due persone, tu e io e Gesù. Non facciamo i monologhi. E’ necessario l’ascolto. Il silenzio dentro il cuore. Non puoi pregare è pensare alle cose del mondo pur importante. Ecco perché pregare di notte è la cosa migliore. Non hai il terrore che ti chiamino per le compagnie telefoniche per offrirti chissà quali vantaggi. L’ascolto, il silenzio. Fare voto dentro di noi. E iniziare a dialogare con parole semplici. Senza nascondere nulla, in serenità, dicendo prima le nostre necessità, i nostri bisogni che il Signore conosce, ma noi dobbiamo avere l’umiltà di dire di ripetere. “ Signore, ho sbagliato ho peccato, lo so dovevo fare questo. Perdonami, aiutami”. Continuamente. Non sappiamo cosa dire niente, stiamo in silenzio ripetendo “ Gesù figlio di Davide abbi pietà di me che sono un peccatore”. E ripetiamo. Continuamente. Non guardiamo l’orologio quando stiamo con la persona amata, vorremmo fermare il tempo. Vorremo che le lancette dell’orologio si fermassero. Non è tempo perso. Tempo guadagnato per la nostra vita. Come dobbiamo stare davanti all’Amore ? Non corriamo il rischio di fare diventare la preghiera una richiesta vuota ed effimera di favori. La preghiera non è la porta di un supermercato. Non esiste un catalogo. Dieci Ave Maria guarigione di un tumore. “10 Padri Nostro la vittoria al totocalcio. Riduciamo tutto ad una mentalità consumistica e vuota. Non è cosi. Vediamo che tante volte ci approcciamo alla preghiera con questo atteggiamento di ottenere da Dio il massimo, per sé e per gli altri. Dio non è un bancomat. Non ha un tariffario. Egli mi farà bene l’esame, trovare lavoro se sono disoccupato, mi guarirà se sono malato. Su una mia semplice domanda farà vincere la mia squadra del cuore. Una simile deformazione si porta appresso gravi conseguenze.  Se i nostri rapporti si stabiliscono su queste basi fin dai primi momenti, essi sono snaturati come una dichiarazione d’amore che cominciasse con  le parole “ cosa mi dai?” E di cui in sostanza , l’intensità del “ ti amo” fosse proporzionale a ciò che si è ottenuto. In questo caso, non c’è nessun amore per l’altro, ma unicamente per per sé. A tal punto che cerco di utilizzare, il più possibile, l’altro a mio vantaggio. Pregare vuol dire comportarsi esattamente all’incontrario.. Raccogliersi, nel significato profondo del termine, vuol dire prendere in mano tutta la propria vita, quella del proprio corpo, del proprio cuore, del proprio spirito, per donarla totalmente, liberamente e gratuitamente a Dio. Allora siamo sulla buona strada per capire la vera efficacia della preghiera. La preghiera ci trasforma, la preghiera ci rende forti per l’azione. La preghiera ci trasforma piano piano. In silenzio. Apriamo il cuore a Cristo ogni giorno ogni momento e vediamo come fa miracoli. E’ vero. Considerate come quanto ci mettiamo al mare a prendere il sole. Piano, piano senza  accorgerci la sera siamo cambiati. Siamo diversi. Siamo nuovi. Ci sono nel mondo, due tipi di energia capaci di decuplicare centuplicare le forze dell’uomo animandone le azioni e l’impegno. Da un lato l’interesse, l’ambizione, l’orgoglio, l’invidia ecc. che sono tutte manifestazioni di sé. Dall’altra parte l’amore del’altro e del prossimo, che sono, amore di Dio. L’amore egocentrico ci tiene abbarbicati al nostro io a spese del prossimo, lo distrugge, distrugge il mondo e distrugge noi stessi. Solo l’amore autentico , concretizzato dal servizio verso il prossimo. Edifica la persona ed il mondo. Pregare , vuol dire accogliere in noi l’energia AMORE. Pregare significa sempre andare ad abbeverarsi alla sorgente dell’Amore, di Dio. Quest’ Amore, ci unifica ,nel profondo, ci converte, cioè ci riporta dal nostro io al prossimo, mondo migliore . Perché quel che contraddistingue il cristiano non è la scelta tra l’impegno sociale o no, ma l’amore come radice, come lievito della lotta contro l’egoismo, in noi. Nel prossimo e in tutte le strutture della società. Cerchiamo, quindi, di non ragionare come chi non crede. Non lasciamoci andare a credere che la preghiera risolva tutti i problemi.  Come un padre che dicesse al figlio” Lascia stare ci penserò io a fare questo al posto tuo, tu non sai cavartela ti stancherai inutilmente” perchè  Dio sarebbe allora uno spaventoso paternalista che ucciderebbe in noi l’uomo in cui dobbiamo realizzarci. Non ci rispetterebbe, dunque non ci amerebbe. La preghiera non ci dispensa dallo sforzo. Essa non ci pone in una  attesa dell’intervento di Dio. Ci rimanda invece alla vita, ma ci rimanda più agguerriti perché la nostra debolezza ha sposato la forza stessa di Dio. Gli ostacoli restano, salvo eccezioni, non sono cambiati. Siamo noi che, grazie a Dio, siamo cambiati, e che ora possiamo affrontare la nostra battaglia di uomini  e vincere. Gesù Cristo non ha perso tempo nel deserto, mentre pregava il Padre. Egli lasciava che in Lui crescesse l’ Amore. Grazie a questo Amore ha salvato il mondo. E noi, in mezzo a questa vita frenetica che ci scombussola e distrugge, in mezzo a tutte le tentazioni delle false efficienze e delle false conquiste, sapremo lasciarci condurre nel deserto? Sapremo far silenzio per qualche minuto durante la giornata, magari, mentre siamo in macchina o ad aspettare al semaforo, o per qualche minuto la sera dopo aver spento la televisione o al mattino mentre andiamo al lavoro? Sapremo raccoglierci e metterci nella coordinata di Dio per ricevere il suo amore? Altrimenti, saremo più scoordinati. Se invece sapremo farlo, scopriremo nella nostra vita un’altra efficacia, la prodigiosa efficacia della vera preghiera

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
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