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Cucina

Può un amore finire per un filetto al pepe verde?

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Una leggenda narra della fine di un grande amore a causa di un filetto al pepe verde. In occasione della ricorrenza del decimo anno di fidanzamento, un giovane amante della buona tavola e della propria dolce metà, decise di preparare una cenetta a lume di candela all’amata. Considerata l’importanza della ricorrenza, decise di preparare un grande classico della gastronomia, il sontuoso filetto al pepe verde. La grande dedizione che era solito mettere nelle cose aveva portato il giovane chef a selezionare accuratamente la materia prima chiedendo al boucher di fiducia un filetto di Fassona con biglietto di sola andata dal Piemonte.

Le ricette tradizionali si dividono in due grandi categorie: i classici e i grandi classici. I classici sono quelle ricette ben conosciute da ogni casalinga degna di questo nome, si prestano ad essere reinterpretate, modificate, adattate ai propri gusti e alle esigenze contingenti della spesa quotidiana e della dispensa. I gradi classici invece vanno solamente emulati nel modo più fedele, più rispettoso possibile, sono gocce di perfezione versate nel calice della felicità umana che è bene non corrompere con idee bizzarre o blasfeme.

Il filetto al pepe verde è indiscutibilmente un grande classico. Tagliato spesso, alto tre dita, viene prima rosolato nel burro assieme al pepe verde leggermente schiacciato per non più di 3 o 4 minuti per lato. Va mangiato con una perfetta cottura media che garantisce una carne tenera, succulenta e rosata all’interno. “Al sangue” sarebbe un filetto al pepe verde poco elegante, ben cotto è da ergastolo con giudizio sommario. Una volta rosolato, il filetto va fatto riposare, il fondo di cottura va incendiato con del brandy per il flambè ed infine si aggiunge la senape e la panna fresca per creare lo strepitoso intingolo che ha reso celebre questa ricetta nel mondo immortalandola nei menù dei più grandi ristoranti.

Unito il filetto al fondo di cottura non resta che servire e godere. L’entusiasmo del giovane per la perfetta riuscita della ricetta trapelò, dopo il primo boccone, nella domanda di rito rivolta alla donna della sua vita (fino a quel momento…)

– “Com’è tesoro mio?” chiese il giovane amante a colei che aveva condiviso la sua mensa per dieci lunghi anni

– “Mmm… carne…” rispose la ragazza con sufficienza

Dopo tre interminabili secondi di silenzio lo chef, colpito nell’orgoglio, replicò.

– “Carne???” come osi!?!? questa non è carne, questo è un filetto al pepe verde eseguito in maniera perfetta, tsk!”

L’amore era già sfumato come il brandy nel flambè che aveva illuminato la cucina qualche minuto prima. Il ragazzo invitò caldamente l’ex fidanzata a non reiterare la blasfemia, a lasciare quella pietanza violata sull’altare del gusto che chiamiamo mensa, e a nutrirsi di yogurt.

Non c’è amore più sincero di quello per il cibo (cit. George Bernard Shaw).

Chef Totò Catania

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Lo chef propone un piatto d’autore: Arte povera “pane e pasta”

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Non lasciatevi ingannare dal titolo, la ricetta di oggi non è affatto banale. Volevo rendere omaggio alla cucina povera esaltandola con un piatto gourmet da urlo. Rivisiteremo uno spaghetto aglio e olio con la mollica abbrustolita con un piatto d’autore.

Iniziamo dalla preparazione più lunga. In una pentola mettete a bollire partendo da acqua fredda una carcassa di pollo, una cipolla, una carota, un gambo di sedano. Tagliamo del pane raffermo a cubetti e facciamolo tostare in forno.

In una casseruola facciamo soffriggere dello scalogno in olio evo. Aggiungiamo il pane tostato e un paio di rametti di timo. Sfumiamo con del vino bianco e prolunghiamo la cottura col brodo di pollo finché il pane non si disfa. A questo punto fuori dal fuoco aggiungiamo dell’uvetta, delle noci, del sale, del pepe nero e frulliamo il tutto passando la crema di pane con un colino per renderla più fine e cremosa.

Caliamo gli spaghetti in acqua bollente. In un mortaio schiacciate alcuni spicchi di aglio nero, che sarebbe un aglio fermentato dal sapore delicato e dal retrogusto di liquirizia, e incorporate dell’olio e del peperoncino.

Mantecate gli spaghetti col pesto di aglio nero piccante. Servite la crema di pane alla base del piatto sormontato da un bel nido di spaghetti. Sembra incredibile ma pane e pasta insieme non sono mai stati così buoni.

Chef Totò Catania

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Lo chef propone: Amatriciana con le seppie

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I romani si rivolteranno nella tomba, ma in quanto chef sperimentatore mi prenderò una licenza poetica per rivisitare prepotentemente la ricetta della pasta alla amatriciana incrociandola con un ingrediente dei nostri mari: le seppie.


Eviscerate, spellate e sciacquate le seppie, poi tagliate a julienne e spadellatele a fuoco vivace per 90 secondi in un fondo di olio evo, aglio e peperoncino, tenete da parte. In un’altra padella fate rosolare il guanciale nel suo stesso grasso fino a quando non sarà croccante, a questo punto mettete da parte una metà del guanciale e tuffate in padella una buona passata di pomodoro, aggiustate di sale e di pepe e fate cuocere una ventina di minuti.

Calate la pasta, delle mezze maniche rigate saranno il top. A questo punto non vi resta che assemblare il tutto.

Tuffate la pasta nel sugo di pomodoro, unite le seppie e mantecate con abbondante pecorino romano, infine una pioggia di guanciale croccante. Da leccarsi i baffi.

Chef Totò Catania

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Cucina

Lo chef propone: Minestra estiva col tenerume

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Se tra una scorpacciata e l’altra vogliamo concedere un momento di riposo al nostro povero stomaco, un grande classico locale di antica tradizione è la minestra col tenerume. Il tenerume sarebbe la foglia della zucchina.

La ricetta è molto semplice. Mettete dell’acqua salata a bollire. Tagliuzzate il tenerume e tuffatelo nell’acqua bollente per una decina di minuti. A questo punto aggiungete degli spaghetti spezzettati o la pasta per minestra che più preferite.

Durante la cottura della pasta aggiungerete anche una veloce salsa di pomodoro che avrete precedentemente preparato semplicemente facendo rosolare uno spicchio d’aglio in olio evo, aggiungendo dei pomodori a cubetti e lasciando cuocere per qualche minuto dopo aver regolato di sale.

La minestra è pronta, il vostro organismo vi ringrazierà. Ah, non dimenticate un goccio d’olio buono alla fine.

Chef Totò Catania

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