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La parola della domenica

Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe

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Domenica 2 Ottobre 2022
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Lc 17,5-10

Questa settimana siamo invitati a riflettere sulla Fede. Lo stesso Gesù ci sfida “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.” Tante volte abbiamo sentito parlare di avere Fede. Avere Fede significa per me Fidarsi. Fidarsi è avere fiducia di chi ti ha fatto una promessa e sai che questa promessa sarà mantenuta. Fidarsi è sapere che quello che ci indica Dio è la strada giusta, la strada per la nostra felicità e realizzazione. Fidarsi è dire si, a Lui, a Gesù, sempre, nonostante tutto. Nonostante la malattia, il tumore, le sofferenze, le cadute perché sappiamo e siamo certi di una sola cosa: Dio ci ama. Fidarsi è avere un braccio dove attaccarti e avere fiducia che quella mano non ti lascerà mai, che ti terra forte, che non ti mollerà, anche se diventeremo più pesanti, anche, se a volte ci viene la voglia di mollare tutto di lasciare tutto e non vediamo vie di uscita, soluzioni  e  allora l’unica strada possibile ci pare quella della macchina sul mare, anche se a volte questa fiducia crolla, e tutto attorno fallisce, e nostra moglie o marito ci tradisce, i figli non ubbidiscono e gli amici si lasciano e li troviamo solo su Wattsapp a mandarci gli ipocriti“ Buongiorno”, ma non ci sono mai per darti una pacca sulle spalle e dirti “ io ci sono”. Troppo impegnati a correre a vuoto. Fidarsi è sapere che quella via è quella giusta e anche se arrivano giorni bui, tristi in cui tutto e nero e triste, sapere che quella via diventerà luminosa anzi diventerà più visibile,  più bella, più chiara. Fidarsi è svuotarsi, abbandonare i nostri pensieri, il nostro orgoglio, le nostre paure, i nostri schemi mentali, le nostre sicurezze e lasciale a Lui, solo a Lui, riempirci di Lui e  dirgli “Eccoti Signore ti dono tutto di me, ho fatto vuoto dentro il mio cuore, e mi accorgo di essere un servo inutile. Non riesco a fare nulla senza di te. Corro ogni giorno e la sera mi ritrovo stanco e solo. Cerco di riempire le giornate con gli impegni, con la televisione, impegnandomi sempre di più nella società, ma, quando sono solo, o Gesù, trovo solo Te ad accarezzarmi dolcemente e a dirmi “Io ci sono “. Fidarsi è fare la sua Volontà. Ci costa fatica sudore. Ma se riusciamo a stare nella sua Parola, il giogo diventa facile e il preso leggero. Sta nell’ascoltarLo ogni giorno. Ritagliarsi nell’arco della giornata una mezz’oretta, e parlare con Lui. Guardarlo negli occhi e confessare i nostri bisogni, le nostre preoccupazioni e dirgli Grazie per quello che nella nostra vita compie. E’ chiaro che la nostra non è la fede dei meriti, delle medaglie, delle processioni, dei Rosari detti in manera mnemonica che non toccano il cuore. Come non possiamo porre una sbarra alla porta della Chiesa facendo entrare solo coloro che se lo meritano. Non siamo noi a dare giudizi. Noi che siamo i primi peccatori. Siamo tutti servi che fanno il proprio dovere, non esistono, agli occhi di Dio, migliori o peggiori. Dio dona a ciascuno, secondo la propria necessità, non secondo il proprio merito. Siamo solo dei servi della Parola. Cioè il mondo è già salvo, non dobbiamo salvarlo noi. A noi è chiesto di vivere da salvati, a guardare oltre, al di là e al di dentro. A noi Gesù chiede di vivere come uomini di fede. Siamo servi inutili che Dio rende preziosi. Ed annunciare il Regno è talmente bello che ci dimentichiamo delle nostre necessità. Per il resto lasciamo a Dio fare il suo mestiere.

Una preghierina per la mia salute

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

Il buon ladrone ha capito sulla croce, qual è il senso della vita

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Toto’ Sauna

DOMENICA 20 Novembre 2022

Lc 23, 35-43
Dal Vangelo secondo Luca

Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto  e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Lc 23, 35-43

Dio è amore. Dio è misericordia. Ed è pronto a salvarci fino alla fine, fino all’ultimo nostro respiro. Non si stanca mai di aspettarci. Sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte. Inchiodato sulla croce viene invitato a salvarsi da solo. Se facciamo questa domanda,  non abbiamo capito nulla. Travisiamo tutto.  Eppure per tre anni, in lungo e largo, ha detto che è venuto a salvarci tutti. E’ venuto per portarci nel suo regno. Nessuno escluso. E’ disposto a tutto. A lasciare   le 99 pecore dentro il recinto ubbidienti, per salvarne una. Non abbiamo capito nulla. Chi ha capito tutto è il povero ladrone. Inchiodato pure lui. Simbolo dell’uomo che ha ormai perso tutto e non ha nulla a cui aggrapparsi. Gli ultimi sono quelli che capiscono al volo. Quelli che hanno la speranza. Gli altri ci sentiamo forti, sicuri, non abbiamo bisogno di prediche noi. Sappiamo tutto. I discorsi della Chiesa lasciamoli agli altri. Eccolo, l’uomo di oggi disorientato, confuso che si aggrappa a tutto, a tutto, a tutte le ideologie, a tutti gli ultimi ritrovati della tecnologia, ai miti del progresso direbbe Guccini. Aggrappati a tutto, per capire che tutto alla fine, finisce, che ci stanchiamo di tutto, ci stanchiamo degli amici, della moglie, della fidanzata, di tutto, perchè pensiamo che la vita è una sola e come fai a stare una vita con una sola persona ? Non è colpa nostra. E’ la società che ci dice che si usa cosi. E se non lo fai , non sei nessuno. Non sei figo. Non sei “spertu”.  Eccoti, la collega carina, l’amico del marito  che ti sorride e vai e distruggiamo la famiglia e quando si distrugge la famiglia si distrugge la società: Allora, si inventano dei surrogati della famiglia, perché pensano che alla base basta che due persone stanno assieme e sentono un leggero sentimento, si divertono e che c’è di male, e tutto e risolto. Poi. Poi, quando ci si stanca, non succede nulla. Cambiamo.  Il ladrone ha capito tutto. Ha capito, sulla croce quale è il senso della vita. La nostra. Perché dobbiamo stare sulla croce per dare  senso a tutto. Dobbiamo dare un senso  alla sofferenza, al dolore, alla malattia, alla nostra vita. La società che ci circonda cerca di schiacciare questo discorso. Ci dice che dobbiamo essere tutti in salute, belli e giovani.  I malati, i vecchi, isoliamoli. O meglio, se vogliono possiamo eliminarli con l’eutanasia. Cosi, loro finiscono di soffrire e noi ci siamo liberati di un problema. Stolti e ipocriti. Perché fra qualche anno toccherà a noi. Il ladrone ha chiaro tutto e chiede a Gesù un posto in paradiso, ha capito all’ultimo respiro della sua vita, qual’è il senso di tutto, dei nostri giorni, dei nostri respiri, degli anni che passano. Ma la società ci nasconde la verità e ci mostra verità false e noi come pere cotte ci cadiamo. E ci lamentiamo pure. Abbandoniamoci a Cristo. Cristo è diverso. Non è egoista. Ci salva tutti. Nel nostro immaginario il potente  pensa a se, non deve chiedere a nessuno, non ha bisogno di nessuno. Vedete come è lontana la visione di Cristo. Per dimostrare di essere veramente Dio. No, il nostro Dio non salva se stesso, salva noi, salva me. Dio si auto-realizza donandosi, relazionandosi, aprendosi a me, a noi. I due ladroni sono la sintesi del diventare discepoli. Il primo sfida Dio, lo mette alla prova: se esisti fa che accada questo, liberami da questa sofferenza, salva te stesso e noi, e me. Concepisce Dio come un re, di cui essere suddito. Ma a certe condizioni, ottenendo in cambio ciò che desidera: una redenzione in extremis. Non ammette le sue responsabilità, non è adulto nel rileggere la sua vita, tenta il colpo. Non è amorevole la sua richiesta. Vuole ottenere chiedendo quasi con cattiveria. Come se Dio fosse un Bancomat. Dispensatore di Grazie e favori. Come  la nostra fede. Cosa ci guadagno se credo? L’altro ladro, invece, è solo stupito. Non sa capacitarsi di ciò che accade: Dio è lì che condivide con lui la sofferenza. Una sofferenza conseguenza delle sue scelte, la sua. Innocente e pura quella di Dio. Ecco l’icona del discepolo: colui che si accorge che il vero volto di Dio è la compassione e che il vero volto dell’uomo è la tenerezza e il perdono. Nella sofferenza possiamo cadere nella disperazione o ai piedi della croce e confessare: davvero quest’uomo è il Figlio di Dio. Lo vogliamo davvero un Dio così? Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli? È questo, davvero, il Dio che vorremmo? Di quale Dio vogliamo essere discepoli? Di quale re vogliamo essere sudditi?

Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

“Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2022

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Lc 21,5-19

Siamo  arrivati alla fine dell’anno liturgico. In quest’ultimo Vangelo, Gesù ci invita a riflettere sulla fine dei tempi e sul Fine della nostra vita. Ci invita a vivere bene questo periodo della nostra vita. Ci invita  a non fidarci delle cose terrene. Non possiamo basare la nostra vita su queste cose o sulle persone del mondo. Tutti hanno un termine, tutti hanno una fine. Come possiamo appoggiare la nostra vita su una persona che oggi c’è e domani no ? Facciamo tutto con il massimo impegno . Le faccende di casa, il lavoro. Mettiamo amore in quello che facciamo, ma sapendo che non sono le cose più importanti della vita.  Tutto ha  un termine. La gloria di questo mondo è effimera passeggera.   Abbiamo assolutizzato cose effimere. Abbiamo divinizzato persone che poi ci hanno deluso. Ognuno di noi , caro lettore, avrà fatto esperienza. Abbiamo puntato tutto su progetti umani, su partiti politici , su squadre di calcio Sempre delusioni. Cose finite. Li abbiamo assolutizzati. Ma cose finite possono darci la Vita? Questo vangelo ci invita ad un vero discernimento. Dove sta appoggiato il mio cuore? Quali sono le priorità della mia vita? Un invito a conoscerci meglio, a vedere meglio la vita che stiamo vivendo ,a cosa diamo peso in maniera seria. Ma allora, chiedono i discepoli, per cosa bisogna vivere? Quando accadranno queste cose? Quando tutto quello su cui basiamo la a vita, cadranno? Gesù non risponde in maniera diretta. Ci invita a guardare oltre. Ad avere chiaro il fine della nostra vita. Non lasciamoci ingannare. Molti verranno nel nome di Cristo, dicendo sono io e il tempo è vicino. Non andate dietro a loro, ci ricorda Gesù. Vedete, noi abbiamo un problema, un grosso problema siamo inconsistenti finiti. Pensiamo che tutto dipenda noi, dalle nostre azioni, e che il Mondo intero penda dalle nostre labbra. Vogliamo risolvere tutto sapendo cosa succederà domani, possedendo il domani. Siamo  disposti a tutto per questo. Andiamo dietro a Santoni, a Maghi, gente che legge le carte, mani, piedi e cosi via  che ci promettono questo o quello. O molto, spesso, dietro a Politici che sanno tutto e che risolveranno tutto dandogli il nostro voto. Peccato, per poi ritrovarci ancora una volta  delusi.  Vogliamo conoscere il domani. Perché ci fa paura. La paura che si realizzi qualcosa che noi non fa piacere. Quando siamo sciocchi. Disposti a tutto per farci ingannare. Diceva un filosofo che quando il Mondo non crederà più in Dio il mondo crederà a tutto. Verissimo. Pensiamo che sapere prima tutto ci renda più sicuri. Succede il contrario. Viviamo più angosciati dipendente da qualcuno, dalle superstizioni, dall’oroscopo, dalle condizioni meteorologiche.  Nella Chiesa viviamo lo stesso caso. Andiamo dietro a Guaritori, veggenti improvvisati. E vediamo chiese stracolme dove c’è il guaritore di turno e chiese con pochissime persone magari a distanza di centro metri. Siamo degli stolti. Ma il Signore ci rassicura, non terrorizziamoci . Succederanno guerre, carestie, tranquilli, non è la fin. Esiste il male nella  storia nel mondo che deve emergere, deve uscire fuori. Ma non è la fine . Una tappa del percorso verso la fine, anzi, verso il vero fine. che è l’ Amore di Dio, che conduce tutto  e tutti verso un Bene più grande, anche se apparentemente non si vede, anche se a volte sembra vincere il male. Osserviamo la nostra vita. Quando alla nostra porta bussa la malattia. Una disgrazia. Non è la fine, anche, questa è una tappa verso il Fine, per abbandonarci a Lui, solo Lui che ci consola e ci aiuta ad affrontare tutto. A fidarci di Lui. Sembra quasi che siano necessarie. Spesso, senza questi avvenimenti, viviamo come se tutto fosse dovuto. La ricchezza, la salute, il lavoro, ecc. Tutto. Noi viviamo come se tutto questo  è il fine della vita. Tutto buono, tutto bello. Il Fine è altro. La conquista del Regno di Dio. La fatica può essere l’occasione di crescere, di credere. La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo davvero  non te ne accorgi, ti scopri credente. Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive, non ragioniamo con la logica di questo mondo: affidiamoci allo Spirito. Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare maggiormente di Cristo. Continua il brano a parlarci della Perseveranza.  La perseveranza ci salverà la vita. Non stanchiamoci a pregare, non stanchiamoci a sperare, non stanchiamoci a guardare il Cielo, non stanchiamoci a rivolgerci al Signore. Tante volte vediamo che tutto rimane uguale. Non cambia nulla. Il mio cuore rimane lo stesso. Chi mi sta attorno è rimasto lo stesso. Tutto come prima. E non riusciamo ad amare il collega antipatico. Amare? Già il fatto che non lo odiamo è un miracolo. Gesù ci conosce e ci ripete “ Coraggio vai avanti, non preoccupati se per ora non ce la fai, coraggio persevera. Ecco la via della  Fede, la via della felicità: la Perseveranza.

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Totò Sauna

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La parola della domenica

“…la donna, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

DOMENICA 06 Novembre 2022

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Lc 20,27-38

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Il Dio di Gesù è il Dio dei viventi, non dei morti. Il Dio di coloro che sperano in una diversa vita, in un diverso mondo, che lottano, che sorridono, che aiutano, che soffrono lodando. il Dio di coloro che ascoltano, che ti sono a fianco, che non ti deludono. Il mio Dio è vivo perché mi accarezza e mi fa sentire  il suo alito e mi sussurra all’orecchio. Il mio Dio è vivo quando mi consola nel dolore, nella malattia. Il mio Dio è vivo quando lo vedo e lo sento al mio fianco, quando mi conduce nella sua via. Il mio Dio è vivo quando amo chi non ho la forza di amare, perdono chi mi ha fatto male. Solo con Lui, solo se nel nostro cuore abbiamo Lui, si possono fare questi atti. Senza di Lui tutto è morte. Tutto è triste, tutto è guerra, tutto è odio, tutto è malgoverno, truffa, inganni. Perché  Dio  è amore. È vivo – Dio – se mi lascio incontrare come Zaccheo, convertire come Paolo, che, dopo il suo incontro con Cristo, ci dice che nulla è più come prima. Credo in un Dio vivo, se accolgo la Parola che mi sconquassa, m’interroga, mi dona risposte, mi i mette in crisi e mi fa diventare nuovo.. Credo nel Dio dei vivi se ascolto quanti mi parlano  di Lui, quanti – per lui – amano. Un sacco di gente crede al Dio dei vivi e lavora e soffre perché tutti abbiano vita, ovunque siano, chiunque siano. Schiere di testimoni stanno dietro e avanti a noi. Sono vivo  se ho imparato ad andare dentro, se non mi lascio ingannare dalle sirene che mi promettono ogni felicità se possiedo, appaio, recito, produco, guadagno, seduco, eccetera, se so cercare, se ho capito che questa vita ha un trucco da scoprire, un “di più” nascosto nelle pieghe della storia, della mia storia. Il mio Dio non è il Dio dei morti, di coloro che si sono fatti i gli idoli a propria immagine e somiglianza di coloro che misurano la vita e gli altri  con i conti in banca o con  le macchine che  possiedi. Io credo nel Dio dei vivi? E io, sono vivo? Credo nel Dio dei vivi solo se la fede è ricerca, non stanca abitudine; doloroso e irrequieto desiderio, non noioso dovere; slancio e preghiera, non rito e superstizione. In questo brano del Vangelo viene provocato dai Sadducei.  I discendenti del primo sommo sacerdote di Salomone, Zadok, gli aristocratici di Gerusalemme, custodi delle verità da custodire. Gente particolare. Che si chiudono nei loro ragionamenti che fintamente riflettono. Fintamente si mettono in discussione. Elaborano complessi ragionamenti per darsi ragione, per applaudirsi vicendevolmente, giudicando inopportuno il comportamento di chi non fa come loro, criticando aspramente, ridicolizzandole, le idee di chi non si appiattisce ai loro ragionamenti. Si dicono difensori della verità della tradizione che, incredibilmente assomiglia molto alle loro opinioni. Custodivano come vere solo le parole del Pentateuco, tutto il resto era inutile moda. Come la convinzione della sopravvivenza dell’anima. Inutile concessione alla modernità. Se la vita oltre la morte, come professavano i farisei, consisteva nel prolungamento della vita terrena, la questione posta dagli scettici sadducei era obiettivamente complessa. La loro domanda intende ridicolizzare la fede nella sopravvivenza dell’anima. Tanto era importante la discendenza di una persona che una vedova era tenuta a dare un figlio al marito defunto unendosi temporaneamente al cognato. Da questo punto di vista l’assurda situazione della vedova contesta contro la fede nella sopravvivenza dell’anima. La trappola è tesa, sfacciata, impudica, i sadducei sanno bene che la questione è assurda e irreale ma tanto basta per dimostrare che loro hanno ragione e che i farisei e quel Nazareno saccente hanno clamorosamente torto: non esiste nessuna sopravvivenza dell’anima. Una volta morto, il defunto, come anima evanescente, vaga nel regno dei mortiPunto. Non sanno con chi hanno a che fare. Gesù non li manda a stendere. Argomenta, citando proprio quel Pentateuco strenuamente difeso dai sadducei. Sbagliano, e tanto. Gesù conosce la Parola. La medita, la scruta, la prega, illumina le sue scelte. Quando Dio parla a Mosè dal roveto si riferisce ai Patriarchi come se fossero ancora vivi, presenti, quindi le anime sono eterne, afferma il Signore. Grandissimo esegeta. Fine teologo. Gesù, a partire da quel testo, invita gli uditori ad alzare lo sguardo da una visione che proietta nell’oltre morte, di fatto, le ansie e le attese della vita terrena. È una nuova dimensione quella che Gesù propone: la resurrezione, in cui Gesù crede, non è la continuazione dei rapporti terreni, ma una nuova dimensione, una pienezza iniziata e mai conclusa, che non annienta gli affetti, che valorizza la singolarità di ognuno di noi  e la vita non è una punizione da cui fuggire, ma un’opportunità in cui riconoscerci, e ci spinge ad avere fiducia in un Dio dinamico e vivo, non imbalsamato. Ma c’è un dettaglio straordinario. Gesù parla di Dio, del Dio che sta imparando a conoscere, che lo abita, che vuole testimoniare. Non è il Dio delle teorie teologiche, dei ragionamenti, delle convinzioni da reiterare stancamente. È il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. Così si presenta a Mosè, e a noi. Sarà anche il Dio di Mosè. E di Gesù. È il Dio di qualcuno, un Dio personale che possiamo incontrare, conoscere, che ci rivela a noi stessi. Il Dio di. È il Dio di chi vive da vivo, non di chi vive da morto. Non di chi costruisce morte intorno a sé. Il Dio della compassione e della tenerezza, della festa e della danza, della pienezza e della consolazione. È il mio Dio, il tuo Dio. Fino a quando Dio non diventa il Dio di, non raggiunge i cuori, rimane teoria, opinione, discussione, opinione. Solo quando incrocia la nostra vita diventa il mio Dio. Non nel senso che ognuno si costruisce un Dio a propria immagine e somiglianza, ma nel senso che ognuno è chiamato a farne esperienza nella propria unicità. Allora vedendoci vivere da vivi, vedendoci vivere da salvati, vedendoci cercatori e mendicanti felici e liberi, qualcuno ci potrà chiede l’origine della nostra tenace felicità, incarnata e sanguinante, non sciocca e superficiale. E allora anche noi potremo dire: ho conosciuto il Dio di Gesù. Ora è diventato il mio Dio.

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