Seguici su:

Cogito ergo sum

Tra scuola e cultura regionale, la storia della “Madonna saccaredda” studiata dagli alunni della “Quasimodo”

Pubblicato

il

Maggio è il mese dedicato a Maria e la città di Gela ha un fortissimo legame con la madre del Cristo. Lo dimostrano la devozione alla patrona Maria Santissima d’Alemanna e a Maria Santissima delle Grazie. Un patrimonio di fede, tradizioni ed esperienze che si perde nella storia. Ed è bello che anche ai più giovani vengano proposte le tradizioni di un tempo, alla luce di un presente in cui non deve esserci spazio solo per la “dittatura digitale” ma anche per la riscoperta dei valori di una società, di una comunità, la ricerca di saperi antichi e momenti di forte valenza sociale e culturale.

Il progetto sperimentale “Scuola e cultura regionale in Sicilia”, ideato e finanziato dalla Regione, ha avuto proprio questa finalità: proporre alle nuove generazioni lo studio dell’immenso patrimonio storico-artistico e culturale siciliano. L’istituto comprensivo “Quasimodo”, guidato dalla dirigente Viviana Morello, ha condotto un percorso didattico sul tema “La Madonna saccaredda. Storia, tradizioni, preghiere”. Protagonisti gli alunni della 1°H della secondaria di primo grado, coordinati dalla docente referente Giusy Legname.

Per mesi gli studenti hanno approfondito il tema attraverso analisi storico-geografiche dell’isola, con cenni di storia della lingua e grammatica siciliana, ricerca dei proverbi e delle antiche preghiere in dialetto. Accompagnati dalla prof. Legname e dall’esperta esterna Vera Aliotta, hanno visitato il santuario di Maria santissima d’Alemanna e la chiesa Madre, dov’è custodita la sacra icona della Patrona. Lontani da tablet e smartphone, da pc e videogiochi, si sono dedicati alla scoperta del passato e del presente, riletti alla luce di una esperienza per loro del tutto nuova. E il loro entusiasmo è stata la risposta più importante.

clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Cogito ergo sum

Dalla disabilità alle diverse abilità, quel cambiamento ancora da fare

Pubblicato

il

È uno studio che deve far riflettere. E molto. La ricerca condotta da Helen Taylor e Martin David Vestergaard, in un lavoro condotto dalle università di Cambridge e Glasgow, evidenzia come la dislessia non sarebbe altro che una specializzazione avvenuta durante l’evoluzione, capace di rendere le persone più portate ad esplorare e innovare. Dunque non una disabilità ma una diversa abilità, che però le scuole a tutti i livelli ignorano, non permettendo agli studenti con dislessia di coltivare in maniera piena le loro potenzialità. I

l lavoro, pubblicato su “Frontiers in Psychology”, punta dunque l’attenzione sui limiti ancora evidenti (a livello globale, ma sicuramente dalle nostre parti ancor di più) che esistono rispetto al riconoscimento del diritto di ciascuno alla piena realizzazione personale: soprattutto in campo scolastico, soprattutto nel momento deputato alla formazione. Non è un caso se proprio l’Aid, l’Associazione italiana dislessia, abbia lanciato nei giorni scorsi la petizione online dal titolo #lostudioèundiritto.

In Italia ci sono infatti circa ventimila studenti universitari con Disturbi specifici dell’apprendimento, il cui percorso accademico è ostacolato dal mancato riconoscimento dei propri diritti da un lato e da una burocrazia che definire farraginosa è un eufemismo dall’altro. Gli sforzi, quelli veri, di chi s’impegna nella lotta per la parità dei diritti vanno apprezzati e incentivati, e sostenuti. Ma siamo ancora lontani dal cambiamento necessario: quello che dia a tutti e a tutti i giovani, in particolare, le stesse doverose opportunità per crescere e affermarsi.

Continua a leggere

Cogito ergo sum

Quella vista mare da proteggere, anche con la ztl 

Pubblicato

il

Doveva essere ieri il “gran giorno” dell’inizio della ztl al lungomare. Doveva, perché poi proprio in extremis l’amministrazione comunale ha riscontrato un’anomalia tecnica rappresentata come un “piccolo problema”, che però ne farà slittare l’avvio al 24 giugno. Poca cosa in fin dei conti, tre giorni in più o tre giorni in meno non cambia di molto la sostanza. Resta semmai da chiarire perché questi controlli tecnici non si siano fatti prima in modo che tutto fosse pronto per il 20.

Ma resta soprattutto da chiedersi se una città di mare (e che mare!) come Gela possa permettersi una ztl dalle 8 di sera alle 2 di notte da avviare a fine giugno, quando invece in altre realtà della Sicilia il lungomare è inaccessibile alle auto (e protetto dalle auto) praticamente per quasi tutta la bella stagione, per dare respiro alla gente, ai turisti, alle attività. A tanti poi, sottoscritto compreso, sarà capitato di pranzare in uno dei locali del lungomare e trovarsi la vista ostacolata sia dalle auto posteggiate che da quelle in transito. Non è la ztl che porta i turisti a Gela, ma una ztl ben fatta, avviata per tempo, permette di valorizzare pienamente le risorse di un territorio.

Penso spesso ad un aneddoto. Mi trovavo dal barbiere, anni fa, e come spesso accade si parlava del più e del meno. Un tizio, lamentandosi delle lamentele dei gelesi all’introduzione della ztl di quella stagione estiva, sentenziò con fare accorato: “Ppi scinniri o lungomari i gilisi unna vonu lassari a machina o parcheggio Arena chi ci pari luntanu, però ppi ghirisinni a Marina di Ragusa a lassinu a Scugghitti e poi sa fanu a peri, e mancu pàrrinu”. Chiedo perdono agli amici di Pordenone e Bolzano, ma andata scritta in lingua originale.  

Continua a leggere

Cogito ergo sum

Il Referendum sulla giustizia, tempi e modi di un evitabile spreco di risorse

Pubblicato

il

Votare è un diritto e un dovere civico. Lo sancisce solennemente l’articolo 48 della Costituzione. C’è da chiedersi cosa hanno provato quei pochi – pochissimi in realtà – cittadini che domenica scorsa, cuori e fegati impavidi, hanno deciso di recarsi alle urne per il Referendum sulla giustizia. Poca, pochissima l’informazione fatta per chiarire agli elettori gli aspetti salienti, almeno quelli, della consultazione referendaria. Sfidare il caldo di una domenica di giugno per ritrovarsi ai seggi e poi srotolare quegli enormi fogli di cinque colori diversi ha avuto il sapore della beffa: quesiti lunghissimi, infiniti, che solo per leggerli serviva come minimo una laurea in giurisprudenza e tanto, tantissimo coraggio.

Scherzi (ma non troppo) a parte, questo referendum passa alla storia non soltanto come un autentico flop, previsto e magari anche orchestrato fin dal principio come tale, ma soprattutto come uno spreco inutile di tempi e risorse. Secondo Money.it, la spesa pubblica per il Referendum sulla giustizia si aggirerebbe sui 400 milioni di euro (milioncino più, milioncino meno), dei quali almeno 300 in carico al Ministero dell’Interno e il resto diviso tra i Ministeri dell’Economia e della Giustizia. Bruscolini, insomma. Soprattutto in tempi di crisi, guerra, inflazione ed emergenze varie.

Per non parlare di un’organizzazione incomprensibile, anche questa già vista, che non permette a migliaia (o milioni) di fuorisede di potersi recare alle urne nelle città in cui vivono per studio o lavoro, pur non avendone la residenza. E poi, la valutazione politica. Che, senza andare per le lunghe, richiamerebbe semplicemente alle proprie responsabilità i rappresentanti eletti dal popolo alle due Camere per agire. Agire. Che nel vocabolario online della Treccani ha come significati immediati due verbi molto spesso, troppo spesso sconosciuti tanto a Montecitorio quanto a Palazzo Madama: “fare, operare”.  

Continua a leggere

Più letti

Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
Publiedit di Mangione & C. Sas - P.iva: 01492930852