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Giudiziaria

Il Cga dà torto agli ambientalisti: aperta la caccia

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IL CGA DA TORTO AGLI AMBIENTALISTI: APERTA LA CACCIA

Per l’ennesimo anno consecutivo il WWF, la Lega Ambiente Sicilia ed altre associazioni ambientaliste hanno impugnato il calendario venatorio per la stagione 2022/2023, ancora una volta assumendo la sussistenza di rischi per la protezione della fauna selvatica.

In particolar modo, con il ricorso in parola, le Associazioni chiedevano al Giudice Amministrativo, oltre all’annullamento, anche la sospensione cautelare dell’efficacia del provvedimento impugnato.

Il T.A.R. Palermo si è espresso sulla richiesta di sospensione degli effetti del succitato decreto, accogliendo in parte la domanda cautelare presentata dalle Associazioni Ambientaliste.

L’Amministrazione regionale ha adito il CGA proponendo un appello cautelare avverso la predetta ordinanza

L’Unione Associazioni Venatorie Siciliane (Un.A.Ve.S.), costituitasi nel giudizio in parola con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza ha dedotto innumerevoli profili di inammissibilità ed infondatezza del ricorso proposto in prime cure dal WWF, facendo riferimento anche ad alcuni precedenti favorevoli recentemente ottenuti, con i quali il CGA aveva messo in evidenza l’insussistenza di un divieto assoluto del prelievo venatorio del coniglio, nonché la sostanziale conformità del calendario venatorio rispetto al parere emesso dall’ISPRA. All’esito della camera di consiglio del 07.09.2022 il CGA, aderendo alla prospettazione dell’Assessorato difeso dall’Avvocatura dello Stato, di UNAVES difesa dagli avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, dell’avv. Barbagallo, della Federazione italiana della caccia, rappresentata e difesa dall’avvocato Angelo Sala, nonchè dell’Associazione Liberi Cacciatori Siciliani, Associazione nazionale cacciatori, Associazione Italcaccia Sicilia, rappresentate e difesi dall’avvocato Alfio Barbagallo, con ordinanza n. 345/2022 ha riformato l’ordinanza cautelare 467/2022 resa dal TAR Sicilia, sede di Palermo, consentendo la caccia al coniglio a partire dal 1 ottobre 2022, la caccia alla Tortora a partire dal 18 settembre 2022 e la Caccia al colombaccio anche in preapertura, e dunque anche prima dell’apertura ordinaria, prevista per il 18 settembre.

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Giudiziaria

Presentato un ricorso volto all’annullamento della proclamazione degli eletti all’Ars nel collegio di Enna

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Il dott. Colianni, candidato alle scorse elezioni per il rinnovo del “Parlamento siciliano”, ha presentato un ricorso volto all’annullamento del provvedimento di proclamazione degli eletti all’Ars nel collegio di Enna.

Nel collegio di Enna, sono stati proclamati eletti il dott. Sebastiano Venezia del P.D. con 12.528 voti di preferenza e 16.479 voti di lista e la dott.sa Annunziata Luisa Lantieri della lista Forza Italia con 7.005 voti di preferenza e 12.163 voti di lista.

Colianni, candidato con la lista “Noi con la Sicilia – Popolari autonomisti” è risultato essere il primo dei non eletti.

Tuttavia, sempre nel collegio della provincia di Enna, ha preso parte alla competizione elettorale – con la lista di Forza Italia – l’Avv. Francesco Paolo Maria Occhipinti, ottenendo ben 2799 voti di preferenza.

Con il ricorso proposto al Tar Sicilia (sede di Palermo), il dott. Colianni ha sostenuto che l’avv. Occhipinti, all’atto della candidatura e della successiva elezione si trovava in condizione di ineleggibilità, in quanto titolare di altra carica – ovvero la presidenza dell’UREGA – che gli precludeva di essere eletto.

Tale circostanza, sempre secondo la tesi del dott. Colianni, avrebbe determinato l’alterazione del risultato elettorale e la conquista del seggio da parte della dott.ssa Lantieri, considerato che, i voti ottenuti dall’avv. Occhipinti sono confluiti nella lista Forza Italia, con la quale concorreva la dott.ssa Lantieri.

Per tali ragioni, il dott. Colianni, con il ricorso proposto, ha chiesto l’annullamento del risultato elettorale, determinato dall’Ufficio Circoscrizionale presso il Tribunale di Enna, e che ha visto proclamata l’on. Lantieri, nel frattempo eletta alla vicepresidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Nel giudizio si è, conseguentemente, costituita la dott.ssa Lantieri, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia.

Inoltre, al fine di resistere al ricorso proposto dal dott. Colianni, si è costituita l’Assemblea Regionale Siciliana, con il patrocinio dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato.

In particolare, gli avvocati Rubino e Impiduglia, con la memoria di costituzione, hanno chiesto al Tar Sicilia – Palermo, il rigetto del ricorso proposto, perchè infondato.

Il Presidente della prima sezione del Tar Palermo, dal canto suo, ha fissato l’udienza pubblica per la discussione del ricorso.

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Assolti tre giovani accusati di abusi sessuali su una ragazza disabile

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Assolti perché il fatto non sussiste i tre giovani accusati di violenza nei confronti di una ragazza disabile. Lo ha disposto la Prima sezione penale della Corte d’Appello di Caltanissetta. Nel febbraio del 2021 i tre ragazzi era stati condannati ad otto anni di reclusione ciascuno dal collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore. L’accusa era di  abusi sessuali nei confronti una donna affetta da patologie psichiche. La sentenza è stata pronunciata nei confronti di Giovanni Manfrè difeso dall’ avv Maria Giordano, Massimo Tilaro difeso dall’avv. Calogero Giardina, Cristian Sgarlata difeso dall’avv. Giuseppe Fiorenza. Il processo è stato istruito nel 2014 a seguito della denuncia della sorella della donna disabile, che secondo i Pm della Procura di Gela in primo grado, 8 anni or sono fu indotta ad entrare nell’auto occupata dai tre giovani nella via dell’Acropoli e poi portata in una zona appartata poco lontana dove sarebbe stata consumata la violenza sessuale. Nel 2014 la denuncia della sorella che, dopo aver ritrovata la ragazza disabile ha lanciato l’allarme facendola trasportare in ospedale. E’ seguito l’incidente probatorio, dove sarebbe  emersa la responsabilità degli imputati, che però  hanno sempre negato di aver abusato della ragazza. In sede di Corte di Appello sono state effettuate perizie sul profilo psicologico della giovane dal quale è emerso che la ragazza non era in grado di testimoniare alcunché. Alla luce di queste risultanze ritenute dalla Corte nissena fondamentali i tre imputati sono stati prosciolti dalla accuse che hanno danneggiato, in questi anni, la loro immagine ed onorabilità

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Si a ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’: sentenza storica

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I giudici del Tribunale di Roma hanno accolto il ricorso di due mamme: sulla carta d’identità elettronica valida per l’espatrio della loro figlia rilasciata dal Comune di Roma ci sarà scritto ‘genitori’ e non ‘mamma’ e ‘papà’. Ora il Campidoglio terminata la vicenda giudiziaria dovrà adeguarsi in tal senso. Una qualifica neutra, che permette alle due madri di essere indicate correttamente sul documento, senza discriminazioni. Un ricorso che hanno presentato sostenute dagli avvocati Vincenzo Miri e Federica Tempori delle associzioni Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno. Ad esprimersi sulla richiesta i giudici della XVIII Sezione del tribunale civile di Roma che ha disapplicato il decreto Salvini. L’ex ministro degli Interni infatti il 31 gennaio del 2019 aveva fatto in modo di modificare ‘genitori’ con ‘padre’ e ‘madre’ per le persone che esercitano la responsabilità genitoriale sui documenti dei minorenni. Una modifica che di fatto ha creato non pochi problemi alle famiglie omogenitoriali.

“La carta d’identità è un documento con valore certificativo – scrive il giudice nella sentenza – destinato a provare l’identità personale del titolare, che deve rappresentare in modo esatto quanto risulta dagli atti dello stato civile di cui certifica il contenuto. Ora, un documento che, sulla base di un atto di nascita dal quale risulta che una minore è figlia di una determinata donna ed è stata adottata da un’altra donna, indichi una delle due donne come ‘padre’, contiene una rappresentazione alterata, e perciò falsa, della realtà ed integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (artt. 479 e 480 cod. penale)”. fanpage

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