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Giudiziaria

Il Tar dichiara estinto il giudizio sull’impugnazione dei risultato elettorali delle amministrative 2019

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Si chiude il cerchio sull’impugnazione per le elezioni del 2019 e la diatriba fra le candidate Romina Morselli e Sara Cavallo. A seguito delle Elezioni Comunali di Gela del maggio del 2019, Sara Silvana Cavallo, candidata alla carica di consigliere comunale nella lista “Avanti Gela” (collegata al candidato sindaco Spata), proponeva un ricorso innanzi al T.A.R. Sicilia – Palermo per la correzione del risultato elettorale. Difatti, con tale ricorso, Sarà Cavallo ha sostenuto che l’Ufficio Centrale Elettorale non avrebbe correttamente determinato il premio di maggioranza e che, tale errore, avrebbe comportato la propria mancata elezione a consigliere comunale, e conseguentemente, di converso, la proclamazione dell’Avv. Adriana Romina Morselli (candidata in una delle liste collegate al Sindaco Lucio Greco).

Alla luce dei fatti, l’Avv. Morselli, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, si è costituita in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso.

Durante la pendenza del giudizio di cui si tratta, il legislatore regionale con l’art. 3 della l.r. n. 6 del 3 marzo 2020 ha espressamente previsto, nell’ambito dell’attribuzione del premio di maggioranza, una nuova modalità di arrotondamento dei seggi che avrebbe dato ragione a Cavallo.

Di contro, in assenza del succitato intervento normativo, il ricorso sarebbe stato sicuramente rigettato, stante il granitico orientamento giurisprudenziale favorevole alle ragioni sostenute dall’Avv. Morselli.

Con apposita memoria difensiva, gli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, in difesa dell’Avv. Morselli, hanno chiesto al T.A.R. Sicilia Palermo di sospendere il giudizio e di sollevare una questione di legittimità costituzionale per la citata norma regionale.

A seguito dell’ordinanza collegiale del T.A.R. di Palermo, che dichiarava la sospensione del giudizio e la conseguente trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per il giudizio di legittimità, l’Avv. Morselli – con il patrocinio degli Avv.ti Rubino e Impiduglia – ha depositato innanzi alla Corte Costituzionale una memoria, con la quale, veniva richiesta la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma regionale.

La Corte Costituzionale – Presidente Giuliano Amato, Relatore Nicolò Zanon – con la sentenza emessa in data 25.01.2022 ha dichiarato incostituzionale la norma regionale siciliana, rilevando come la stessa  (in contrasto con il principio di ragionevolezza) attribuisca alla disposizione interpretata di un significato non desumibile dal suo testo originario”, produca “effetti retroattivi in lesione della certezza del diritto in materia elettorale (materia in cui “affidamento e stabilità dei rapporti giuridici sono posti a tutela di diritti e beni di peculiare rilievo costituzionale, come il diritto inviolabile di elettorato passivo”), violi “l’affidamento nutrito, in tale materia, dai candidati alle elezioni (e dagli stessi elettori)”.

A fronte della pronuncia di illegittimità costituzionale dell’art. 3 della l. r. n. 6 del 3 marzo 2020, la contro parte non provvedeva alla riassunzione della causa entro i termini di legge, e pertanto, gli Avv.ti Rubino e Impiduglia, in qualità di difensori dell’Avv. Morselli, hanno richiesto al T.A.R. di Palermo di decretare l’estinzione della causa, ai sensi dell’art. 85 comma 1 del c.p.a..

Con il decreto del 20.06.2022, il Presidente della prima Sezione del T.A.R. di Palermo, condividendo le argomentazioni sostenute dagli Avv.ti Rubino e Impiduglia, ha accolto l’istanza presentata dai difensori e, per  l’effetto, ha dichiarato l’estinzione del giudizio di cui trattasi.  Pertanto, l’Avvocato Morselli resterà in carica come consigliere comunale fino alle nuove elezioni amministrative

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Giudiziaria

CGA: gli odontoiatri avranno lo stesso budget iniziale

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L’Assessorato Regionale alla Salute, tramite Decreto emesso nel giugno di quest’anno, ha previsto per il quadriennio 2020/2023 di “contrattualizzare tutte le strutture accreditate e non contrattualizzate … assegnando un budget di ingresso pari a euro 50.000”, tale decisione è stata presa allo scopo di porre fine ai numerosi contenziosi pendenti e anche per adeguarsi al consolidato orientamento giurisprudenziale espresso in materia dal CGA.

L’associazione CROAT e i titolari di taluni ambulatori odontoiatrici già contrattualizzati hanno impugnato dinnanzi al T.A.R. Sicilia – Palermo, il suddetto Decreto, proponendo al contempo un’istanza cautelare volta alla sospensione degli effetti del medesimo.

Atteso il rischio di non vedersi assegnato il budget in questione, i titolari di numerose strutture odontoiatriche site nei comuni di Agrigento, Sciacca, Menfi, Calamonaci Favara, Santa Elisabetta, Aragona, Canicattì e Ravanusa, con il patrocinio degli Avv.ti Giuseppe Impiduglia e Girolamo Rubino, si sono opposti al ricorso.

Con atto di intervento in giudizio, gli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia hanno rilevato la legittimità delle determinazioni prese dall’Assessorato della Salute, difatti la decisione di contrattualizzare le strutture odontoiatriche già accreditate risulta coerente con l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale non può ulteriormente protrarsi “una situazione di oligopolio in favore delle strutture a suo tempo contrattualizzate, destinate, quindi, a gestire l’intero fabbisogno all’infinito”.

Il T.A.R. Palermo, con ordinanza cautelare, ha ritenuto non fondata la richiesta dei ricorrenti volta alla sospensione cautelare del Decreto Assessoriale, affermando (tra l’altro) la legittimità della scelta dell’Assessorato della Salute di superare il criterio storico (che in passato agevolava le strutture contrattualizzate per prime). 

Atteso il rigetto dell’istanza cautelare, l’Associazione C.R.O.A.T. e i titolari degli studi odontoiatrici già contrattualizzati hanno deciso di appellare la succitata ordinanza.

Tramite ricorso in appello proposto innanzi al C.G.A., i succitati soggetti, hanno asserito che il giudice di Primo Grado abbia erroneamente ritenuto legittima la generalizzata assegnazione, disposta dall’Assessorato, di un budget pari a Euro 50.000 a tutte le strutture odontoiatriche non ancora contrattualizzate; ed inoltre, che in assenza di una decisione cautelare, la riduzione del budget per le strutture già accreditate (cioè le strutture degli appellanti) potrebbe comportare dei disservizi nell’assistenza sanitaria dai medesimi svolta.

Alla luce dell’ appello i titolari delle strutture odontoiatriche dell’agrigentino già intervenuti in primo grado, sempre difesi e rappresentati dagli Avv.ti Rubino ed Impiduglia, hanno deciso di costituirsi anche nel giudizio di appello.

Con un’articolata memoria difensiva, gli Avv.ti Rubino e Impiduglia, oltre a riaffermare la legittimità delle determinazioni assunte dall’Assessorato, hanno eccepito l’insussistenza del rischio di pregiudizio irreparabile sostenuto dalla controparte, in quanto la potenziale riduzione del budget (pari al massimo al 15%) per le strutture già contrattualizzate non è idonea ad incidere sulle prestazioni erogate dalle strutture già contrattualizzate.

Infine, con Ordinanza del 08.09.2022, il C.G.A. – Presidente Rosanna De Nictolis –, condividendo le tesi sostenute dagli Avv.ti Rubino e Impiduglia, ha respinto l’appello presentato dal C.R.O.A.T., ritendo infondate le tesi degli appellanti.

In conseguenza del rigetto il C.G.A. ha anche condannato gli appellanti al pagamento delle spese legali, liquidate in euro 2.000, oltre accessori di legge.

Per effetto della citata pronuncia nessun ulteriore ostacolo sussiste per la contrattualizzazione delle suddette strutture odontoiatriche da parte dell’A.S.P. di Agrigento

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Giudiziaria

La Regione ha la disponibilità ma non paga, l’ Ance protesta

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Mentre l’ANCE Sicilia lamenta il mancato pagamento delle fatture delle imprese edili da parte di numerosi dipartimenti regionali, imputandone la colpa ai burocrati regionali e dichiarandosi pronta a denunciarli, ritenendoli personalmente responsabili di tutte le conseguenze civili e penali di tali comportamenti omissivi in questa particolare fase di grave crisi, un Dirigente Generale della stessa Regione Siciliana ha pignorato la Cassa Regionale.

Ed invero, l’Ing. A. P., originario di Cianciana, ha proposto un contenzioso contro la Presidenza della Regione Siciliana, contestando il conferimento dell’incarico di Dirigente Generale del Dipartimento regionale tecnico dell’Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità.

Il contenzioso vedeva vittorioso l’ing. A.P., invero il Tribunale di Palermo – Sezione Lavoro – e la Corte di Appello in secondo grado, condividendo le tesi difensive degli Avv.ti Rubino e Marino, accoglieva il ricorso condannando l’amministrazione regionale a ripetere la procedura di nomina in commento ed al pagamento delle spese giudiziali.

Pertanto, l’ing. A.P. invitava e sollecitava più volte l’amministrazione regionale al pagamento di quanto dovuto a titolo di spese giudiziali.

Tuttavia, i bonari tentativi non sortivano gli effetti sperati dal momento che i competenti uffici della Regione Siciliana non riscontravano in alcun modo la legittima richiesta di pagamento.

A questo punto, stante l’inerzia della macchina burocratica regionale l’ing. A.P., sempre con il patrocinio dell’avv. Rubino, si vedeva costretto a proporre un’azione esecutiva procedendo al pignoramento presso la Cassa Regionale della Regione Siciliana delle somme dovute dalla Presidenza della Regione Siciliana e dall’Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità.

Tempestivamente la Cassa Regionale, in ragione della disponibilità economica in cassa della Regione Siciliana, dava positivo riscontro al pignoramento notificatole rendendo una dichiarazione positiva e quindi implicitamente attestava che il mancato pagamento era imputabile esclusivamente alla inefficienza dell’amministrazione regionale.

Infine, con ordinanza del 20 luglio 2022 il Giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Palermo, in accoglimento della procedura esecutiva promossa, ha assegnato le somme pignorate, condannando la Presidenza della Regione Siciliana e l’Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità al pagamento di ulteriori spese giudiziali e ciò proprio a causa dell’inefficienza della burocrazia della Regione Siciliana.

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Giudiziaria

Aveva il covid e ha perso il concorso: riammessa

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Una giovane laureata di anni 29 residente a Palermo ha partecipato al concorso pubblico per titoli ed esami, volto alla copertura di 1.858 posti per consulenti alla protezione sociale, bandito dall’I.N.P.S. nell’ottobre del 2020.

Il suddetto concorso prevedeva lo svolgimento di una prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale finale. La Dott.ssa G.P., avendo superato la prova preselettiva, veniva ammessa alla prima delle due prove scritte, tuttavia, nel giorno immediatamente precedente alle date di svolgimento della suddetta prova, la candidata accusava dei sintomi riconducibili alla malattia del Covid-19. Ed in effetti, a seguito di un esame tramite tampone antigenico, la stessa risultava positiva al Covid-19.

Visto il proprio stato di salute, alla concorrente risultava impossibile recarsi a Roma per l’espletamento della prova d’esame in parola, pertanto, con PEC inviata all’I.N.P.S., la stessa richiedeva il differimento della propria prova scritta, allegando anche la documentazione medica comprovante la sua positività al Covid-19.

Tuttavia, l’I.N.P.S., sempre a mezzo PEC, rigettava la richiesta di differimento inviata dalla Dott.ssa G.P., informandola che “non sono previste date suppletive per le prove concorsuali in esame”.

In seguito alle determinazioni prese dall’I.N.P.S., la dott.ssa G.P. non ha potuto partecipare alla prima prova scritta, e per tale mancata partecipazione, la stessa si è vista esclusa dal concorso in parola. Alla luce di tale estromissione la concorrente, difesa dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha impugnato innanzi al T.A.R. Lazio gli atti del suddetto ricorso. In particolare gli Avv.ti Rubino e Impiduglia, hanno dedotto l’illogicità e l’irragionevolezza della mancata previsione da parte dell’I.N.P.S. di prove suppletive idonee a garantire la partecipazione al concorso, anche per quei candidati sottoposti ad isolamento domiciliare in ragione della loro positività al Covid-19. Com’è noto infatti, i soggetti positivi al Covid-19 al fine di evitare la possibile diffusione della malattia, sono tenuti per legge a porsi in isolamento domiciliare e a rispettare specifiche condotte di prevenzione del tutto incompatibili con l’utilizzo di mezzi pubblici o con la partecipazione ad una prova concorsuale.

Il T.A.R. Lazio, ha accolto la domanda cautelare proposta dagli Avv.ti Rubino e Impiduglia, ha disatteso la tesi difensiva dell’I.N.P.S., ritenendo che la cessazione dello stato di emergenza inerente alla pandemia da Sars-Cov2, non faccia venir meno l’obbligo delle Amministrazioni di disporre delle prove suppletive per i soggetti sintomatici o accertatamente positivi al Covid-19.

Dunque, per l’effetto della succitata ordinanza, la dott.ssa G.P. potrà svolgere la prova d’esame a cui non ha potuto partecipare in ragione della propria positività al coronavirus

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
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